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Pasqua senza agnelli

I numeri di questo massacro sono impressionanti: ogni anno migliaia di agnelli, capre e pecore sono costretti ad affrontare la morte nel periodo di Pasqua proseguendo la barbarie dei sacrifici rituali fatti in passato

Presto sarà Pasqua e il  mondo festeggia la resurrezione di Cristo. Pasqua è sinonimo di primavera, e primavera è sinonimo di risveglio e di vita. Le piante mettono le prime foglioline di un verde brillante, il canto degli uccellini si fa pieno di allegria e sfumature, un risveglio alla vita che riempie di gioia il cuore degli uomini, gratificando lo sguardo con il verde dei campi che ogni giorno diventa più intenso dopo i colori appassiti dell’inverno. Un rinnovamento globale della natura che si proietta nell’anima e la rigenera, facendoci profondamente partecipi del ciclo della vita che rinasce. Ed è proprio in questo contesto che muovono i primi passi gli agnellini e i capretti nati pochi mesi fa, inermi creature dotate di bellezza e grazia che commuove chiunque. Perché l’essere umano è così, si commuove accarezzando un agnellino e vedendolo saltellare felice insieme al resto del gregge, ma è pronto a ucciderlo, spellarlo, squartarlo, cucinarlo e mangiarlo. Senza battere ciglio e senza commuoversi per la sua triste sorte. Amareggia pensare che, nell'arco di appena trenta giorni, gli agnellini dovranno passare dal tepore del primo sole di primavera al freddo di una cella frigorifera, per essere infine destinati a imbandire la tavola della nostra festa. Nei giorni che precedono la Pasqua i nostri supermercati propongono confezioni di carne di agnello o capretto invogliando all'acquisto con "imperdibili" offerte promozionali. L'imperativo è comprare e consumare. Del resto, poco importa se ciò avviene sulla pelle di questi poveri animali. Martiri innocenti di una guerra fatta in nome dell’ingordigia e dell’ignoranza, come vuole la tradizione pasquale. Investendo di crudeltà una celebrazione che per ogni cristiano dovrebbe avere un valore esclusivamente spirituale, festeggiando con un’onda di morte la vita eterna di Cristo. Pasqua senza agnelli. È quella che dovrebbe augurarsi chiunque abbia a cuore il benessere degli animali, perché questa festività sia tale non soltanto per gli uomini, ma anche per migliaia di cuccioli destinati a finire anzitempo la loro vita in ossequio a una insensata e anacronistica tradizione. I numeri di questo massacro sono impressionanti: ogni anno migliaia di agnelli, capre e pecore sono costretti ad affrontare la morte nel periodo di Pasqua proseguendo la barbarie dei sacrifici rituali fatti in  passato. A livello energetico nutrirsi di morte non fa che aumentare l’onda statica del pianeta, mantenendo l’umanità in una sorta di preistoria tecnologica, immersa nell'ignoranza del suo vero potenziale evolutivo. Un assopimento delle coscienze che non permette di realizzare il valore della vita degli animali, i cui diritti sono calpestati e riconosciuti solo per alcune specie. Come se un agnello avesse meno diritto di vivere di un cane o di un panda, e un vitello meno di un gatto o di una foca monaca in via di estinzione. E in questo tipo di ragionamento c’è qualcosa che non va. Da un lato i cani, i gatti, e tutti gli animali da compagnia di noi uomini, dall'altro gli animali allevati per essere uccisi e mangiati, dopo aver subito torture indicibili negli allevamenti intensivi, e aver pascolato e razzolato godendo una libertà fittizia. Il Quinto comandamento cita: non uccidere. I precetti della cristianità definiti nei dieci comandamenti esortano al rispetto per la vita, ma la visione antropocentrica corrente non permette di includere in questo precetto il rispetto per la vita animale. Il piccolo popolo resta quindi il vero agnello da sacrificare sull'altare dell’egoismo di chi non ha occhi per vedere e orecchi per sentire, oppure vedendo e sentendo preferisce far finta di niente, anteponendo la propria soddisfazione culinaria al diritto alla vita. E tutto questo in un mondo che offre molte alternative alimentari, e una varietà di cibo non animale abbondante e nutriente, da non rendere assolutamente necessario continuare a cibarsi di carne. E allora, mantenendo l’allegoria della cristianità, vien da pensare che se c’è davvero una giustizia divina  da qualche parte deve esistere anche un paradiso degli agnelli, dove le vittime sacrificate sull'altare dell’egoismo umano vivranno felici in eterno brucando nei pascoli verdi dell’aldilà. Papa Francesco I già nella Pasqua del 2013 ha  lanciato questo appello agli italiani perché a Pasqua sostituiscano la carne d'agnello e capretto con menù alternativi: “Tra le comunità cristiane più antiche, l’agnello era rappresentato sulle spalle del pastore e simboleggiava l’anima salvata da Cristo. La sua uccisione per Pasqua non ha alcun fondamento nella tradizione cristiana, semmai ha radici nel Vecchio Testamento. È un rito cruento, in forte contraddizione col concetto di Resurrezione, che porta con sé il rinnovamento della fede e della speranza. È un rito non necessario in una società, la nostra, già impregnata di violenza e di morte, che serve soltanto a soddisfare gli interessi dell’ industria alimentare“. Buona Pasqua con agnelli solo di cioccolato!!

3 commenti

Ernesto Dominchioni :
Spett.le 7giorni, non riesco proprio a capacitarmi di questa pubblicazione. Dal fare informazione il vostro pregevole giornale è passato a inscenare del bieco proselitismo vegetariano, che sfocia tra l'altro nel campo della cristianità... Di cui gli scriventi non risultano esserne così esperiti conoscitori: aldilà si scrive così. Chi sono costoro per esprimere moralismi sulle condotte di vita altrui? Di una cosa sono certo, non meriterebbero lo spazio che gli concedete. Mi rendo conto comunque che il mio pensiero possa essere opinabile. Un po' meno opinabile sarà invece il mio pranzo: costolette d'agnello impanate. Una goduria! Buon appetito a tutti! | domenica 29 marzo 2015 12:00 Rispondi
graziella :
cita il dizionario TRECCANI: – al di là, con grafia separata, si usa con valore di ?locuzione avverbiale o preposizionale ESEMPIO: al di là del confine – aldilà, con grafia univerbata, si usa in funzione di sostantivo maschile (con il valore di ‘oltretomba’, ‘vita dopo la morte’ | martedì 31 marzo 2015 12:00 Rispondi
fiorella :
Ringrazio la redazione per aver pubblicato questo articolo. Serve a sensibilizzare a smuovere le coscienze verso un cambiamento necessario per l'evoluzione dell'uomo. Il rispetto per la vita è una delle grandi conquiste dell'uomo, è un segno di civiltà e la vita non è solo la "nostra" vita. Chi rispetta la vita dovrebbe rispettarne ogni forma. Gli animali, sopratutto i mammiferi, hanno un elevato livello di consapevolezza, sensibilità e sentimenti. Per questo credo che abbiano il diritto di non essere uccisi e di non subire violenza. Rispettando gli animali rispettiamo noi stessi, la natura di cui facciamo parte e il valore della vita. Termino con una frase di Gandhi "La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali" Buona Pasqua. | giovedì 02 aprile 2015 12:00 Rispondi