«Gli istriani i fiumani e i dalmati furono bollati tutti col marchio di reazionari e fascisti, eppure erano italiani che chiedevano ad altri fratelli italiani un po’ di solidarietà per le loro sventure»

Mediglia inaugurata la mostra “Conoscere per Ricordare”, ospiti del’Amministrazione comunale, il Professore Piero Tarticchio esule istriano, il Presidente dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia Matteo Gherghetta esule istriano e il Vicedirettore di 7giorni Giulio Carnevale

Le foto dell'evento

Le foto dell'evento

10 Febbraio Giorno del Ricordo

Domenica 4 Febbraio alle ore 11 il Comune di Mediglia ha inaugurato presso la Biblioteca di Mombretto , via Primo Maggio, la mostra CONOSCERE PER RICODARE  ideata da Piero Tarticchio professore, scrittore e esule istriano. Le 21 tavole  prodotte dall'Associazione Venezia Giulia e Dalmazia saranno visibili fino a Sabato 10 Febbraio, Giorno del ricordo dei Martiri delle Foibe e degli esuli istriano-dalmati. Oltre ai due ospiti illustri, lo scrittore giornalista Piero Tarticchio e il Presidente dell'Associaizone Venezia Giulia e Dalmazia Matteo Gherghetta, sono intervenuti alla cerimonia di apertura: il Sindaco Paolo Bianchi, il Presidente del Consiglio comunale Alessandro Bonfanti nipote di esule istriano, e il vicedirettore di 7giorni Giulio Carnevale. L’appassionata testimonianza dell’80enne Piero Tarticchio, che a dispetto della sua età narra date e fatti come un inciclopedia, che ha raccontato quello che vissuto in prima persona, e i racconti di Matteo Gherghetta sono stati di spessore e di rara intensità. Il Professor Tarticchio esule insieme alla madre dopo aver perso il padre, ha avuto 7 famigliari infoibati, e ancora oggi non sa dove piangere suo padre infoibato in qualche cavità carsica ancora sconosciuta.I due testimoni della tragedia che colpi i concittadini italiani non si spiegano come ancora oggi ci sia qualcuno che voglia giustificare l’accaduto: «Hanno negato per 70 anni, adesso non possono più allora giustificano», dichiara con piglio l’arcigno istriano Tarticchio.
Il Professore  inaugurando la mostra , ha letto un comunicato a tal proposito:
«Il giorno del Ricordo di ogni anno segna il risveglio dei negazionisti più beceri e retrivi. Una parata di personaggi che fanno disinformazione e che non sanno assolutamente nulla degli anni di sangue, delle vendette degli slavo-comunisti contro gli italiani, avvenute nella Venezia Giulia, in Istria a Fiume e in Dalmazia nell’immediato dopoguerra, ma danno fiato ad una pletora di falsità che offendono coloro che quelle tragedie le hanno vissute davvero sulla propria pelle.
Lo scrittore inglese Julian Barnes ha detto “La storia non è ciò che è successo. La storia è solo quello che gli storici ci dicono.” Detta così può sembrare una battuta. Ma dopo approfondite ricerche ho dovuto ammettere che contiene un fondo di verità. Indro Montanelli, massimo esponente del giornalismo italiano del XX secolo, morto nel 2001, negli ultimi anni della sua vita curava una rubrica sul Corriere della Sera (La stanza di Montanelli). Un giorno ricevette una lettera da una signora che contestava l’articolo di uno storico (e riportava le coordinate data, pagina, ecc) che commentava un fatto avvenuto in Val d’Ossola prima che finisse la guerra e che ebbe per protagonisti alcuni capi storici della resistenza partigiana. La donna diceva di essere una testimone visiva dei fatti, purtroppo travisati e stravolti dallo storico che aveva scritto l’articolo. Montanelli, con il suo graffiante cinismo, tipico toscano, le aveva risposto in forma lapidaria: “La storia non dice mai la verità”.
La storia del XX secolo è stata spesso inquinata da verità stravolte da silenzi compiacenti e da tentativi di rimozioni. I fatti non cessano di esistere solo perché sono stati ignorati o ancor peggio taciuti. L’esule non possiede un luogo tutto suo dove far ricrescere le proprie radici recise. L’anima diventa l’unico rifugio dove custodire i propri ideali e le proprie memorie. Per coloro che le hanno vissute, quelle esperienze rimangono per sempre impresse nel loro cuore e nella mente e non esiste opportunità in grado di cancellarle, tantomeno medicina capace di guarirle. Più forte si fa la volontà di eliminarle, più riemergono prepotentemente. Al loro arrivo in Italia, gli istriani i fiumani e i dalmati furono bollati tutti col marchio di reazionari e fascisti, eppure erano italiani che chiedevano ad altri fratelli italiani un po’ di solidarietà per le loro sventure. Buona parte dei vecchi morirono di crepacuore, forzosamente proiettati in un mondo che non li capiva, derubati della speranza di un improbabile ritorno, ammassati come animali nei ghetti di 109 campi profughi, ma soprattutto destinati a percorrere una valle di lacrime con il cuore a pezzi per aver dovuto abbandonare tutto: la terra, la casa, la roba, ogni avere e allontanarsi per sempre dai loro morti, abbandonati nei cimiteri o peggio scaraventati negli abissi delle foibe. Sono loro le vittime di un colpevole silenzio durato 57 lunghi anni. (Il 31 marzo del 2004 lo Stato italiano ha approvato l’istituzione del «Giorno del Ricordo».) Le vicende dolorose del confine orientale italiano sono entrate di diritto nella Storia italiana del XX secolo. Spetta a coloro che hanno vissuto quegli eventi dolorosi riparare alle amnesie della storia. Fatti taciuti da politici compiacenti oppure manipolati da storici di parte. Spetta al popolo dei giuliano dalmati rendere testimonianza, percorrendo a ritroso il sentiero della memoria, ma non in forma nostalgica come qualcosa che prima c’era e oggi non c’è più, ma riportando, con le proprie testimonianze, la verità … la verità … e solo la verità»
.

Un servizio di Teleliberta Piacenza sulla testimonianza di Piero Tarticchio

Articolo de "Il Piccolo di Trieste " , 2 febbraio 2005

Il senatore a vita spiega il silenzio sul dramma di Basovizza: «Non si volevano aprire ferite»

Andreotti-Gasparri, lite a «Porta a porta»

Il senatore a vita spiega il silenzio sul dramma di Basovizza: «Non si
volevano aprire ferite»

Andreotti-Gasparri, lite a «Porta a porta»

Botta e risposta sul tema delle foibe tra il ministro Gasparri e il senatore
Andreotti ieri pomeriggio alla registrazione della puntata di Porta a porta
che andrà in onda stasera alle 23.35 su Raiuno.
«Non ci fu un patto per avere un silenzio multilaterale. Mettere in luce le
foibe - ha detto Andreotti rispondendo a Bruno Vespa sulle ragioni del
silenzio sulla drammatica vicenda - significava mettere in luce anche le
atrocità dei fascisti, della repubblica sociale».
«Il presidente Andreotti ha perso un'occasione, poteva dire di più, poteva
forse chiedere scusa. Queste dichiarazioni sono una occasione persa per un
uomo che era allora al governo», ha replicato il ministro delle
Comunicazioni Maurizio Gasparri.
Ma l'esperto uomo politico, che da democristiano e con vari incarichi di
governo visse in prima persona tutte quelle vicende, non ha lasciato cadere
l'attacco nel vuoto, pur mantenendo toni moderati. «Abbiamo fatto appello -
ha continuato dunque Andreotti - ad un senso di responsabilità. Non aprire
ferite era considerato virtuoso, certo non si voleva dimenticare».
A queste dichiarazioni Gasparri ha ulteriormente replicato: «Rispetto molto
il presidente Andreotti ma è stato troppo dentro questa vicenda. È una
lettura minimalista, c'è stata una rimozione. Ci sono libri di testo in cui
si trova ben poco.
Ci sono dizionari che parlano delle foibe come di buchi carsici».
Interpellato da Bruno Vespa sul rapporto tra Tito e De Gasperi, Andreotti ha
raccontato: «Anche da parte di De Gasperi ci fu molta prudenza perchè Tito
era stato vincitore della guerra, era tra i potenti, riverito e rispettato
da americani, inglesi e poi era un vicino e con i vicini è necessario
mantenere un clima di concordia. E poi in quel momento c'era un'enorme
difficoltà.
Tito - ha sottolineato Andreotti - si appoggiò molto a noi, parlò con noi
per assicurarsi che non concentrassimo le truppe verso Est. Questa forse è
una pagina di storia su cui non è stato scritto nulla».
E su questo Gasparri ha ribadito: «Bisogna volgersi al passato con maggiore
chiarezza. Provo un doppio sentimento: la rabbia che queste tragedie siano
state rimosse è anche sollievo perchè questa sofferenza acquisita dalla
memoria collettiva significa che il tempo è passato e ne possiamo parlare».
Nella puntata dedicata alle foibe saranno ospiti anche Sandro Curzi, oltre a
Beppe Fiorello, Leo Gullotta, e Antonia Liskova, tutti protagonisti della
fiction «Il cuore nel pozzo», in onda il 6 e 7 febbraio preceduta, come
riferiamo a lato, dalla sua attesa premiere locale che avverrà domani,
presenti il regista Alberto Negrin e lo stesso ministro Gasparri.

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