Caos a Milano, strutture per l'accoglienza al collasso

L'emergenza in numeri: In 20 mesi le strutture milanesi hanno ospitato in media 820 migranti a notte, ma ora sono sature, in difficoltà anche il Progetto Arca

Migranti accampati presso Porta Venezia (Foto Huffington Post)

Migranti accampati presso Porta Venezia (Foto Huffington Post)

I numeri parlano chiaro, Milano ha bisogno di nuove strutture e di aiuto da Roma

Anche a Milano giungono ogni giorno profughi afghani, eritrei, nigeriani somali, iracheni ma soprattutto siriani (ovvero il 51% dei migranti che varcano i confini europei) ed è il caos. Dopo una seconda metà d’agosto relativamente tranquilla con 200 arrivi al giorno e altrettante partenze, ultimamente i numeri sono tornati a salire arrivando a 400 arrivi giornalieri. A settembre si sono registrati più di mille arrivi in soli 3 giorni, e il prefetto Francesco Paolo Tronca è alla ricerca di nuove strutture da destinare all’accoglienza, (forse una ex caserma) soprattutto dopo la constatazione che il centro di via Corelli è anch’esso al collasso. «Non abbiamo lasciato nessuno a dormire in strada- ha dichiarato l’assessore Majorino- e non abbiamo intenzione di farlo. Però, siamo davvero alle strette, più di così diventerà difficile gestire i nuovi arrivati». Tutti i centri sono al completo, l’emergenza è tale che è messa in discussione anche la copertura finanziaria dei centri d’accoglienza di via Aldini e via Mambretti, gestiti dal Progetto Arca: Ad agosto è scaduta la convenzione che aveva l’associazione che si occupa della prima accoglienza in stazione Centrale. Questo significa che il Progetto Arca deve spendere 12mila euro al giorno per poter ospitare dignitosamente 450 migranti, dovendo mettere i soldi di tasca propria da inizio agosto. Non solo il Comune fa la propria parte, anche le strutture Caritas hanno ospitato migliaia di persone dall’inizio dell’emergenza, e si trovano in via Novara, nell’ex scuola del Comune di via Fratelli Zoia, poi in via Monluè ed infine nel recente complesso Suraya, che, inaugurato lo scorso giugno è stato dedicato alla prima bambina siriana nata a Milano e lavora a pieno regime, ricevendo ogni sera almeno 30 nuovi ospiti, per il 50% bambini anche neonati. Caritas Ambrosiana, in collaborazione con la Cooperativa Farsi Prossimo, ha accolto da giugno 2015 oltre 12mila persone. Arrivano in condizioni drammatiche, stremati dal lungo viaggio, alcuni addirittura disidratati, senza aver più nulla con sé  e vestiti sommariamente. Il 18% dei profughi giunti sulle coste siciliane giungono proprio a Milano, dove i siriani sostano qualche giorno per poi ripartire. Milano e l’Italia costituiscono infatti un semplice luogo di transito per i richiedenti asilo politico, il cui obiettivo è rappresentato dalla Germania o dai paesi nordici, in grado di offrire possibilità lavorative e dove ad attenderli vi sono spesso dei famigliari.
Alcuni profughi stremati in Stazione Centrale (fonte Il Giorno)

Alcuni profughi stremati in Stazione Centrale (fonte Il Giorno)

A dare voce all’emergenza sono però i numeri, come fece presente già ad Agosto l’assessore al Welfare della giunta Pisapia, Pierfrancesco Majorino: «Dopo 76mila persone assistite non abbiamo voglia di impazzire aprendo posti improbabili, senza nessun tipo di intervento significativo da Roma - aveva polemizzato col ministro Angelino Alfano - In emergenza ci occuperemo solo dei bambini (fonte "Il Giornale)». Inoltre, sul totale di 95 mila richiedenti asilo presenti in Italia, la Lombardia ne ospita quasi 10 mila. Non vi è dubbio, che durante l’ondata massima di arrivi della scorsa estate Milano dimostrò un grande cuore, con una vera e propria gara alla solidarietà, ma è un dato di fatto che i centri d’accoglienza sono al collasso e la convivenza in certe zone della città è messa a dura prova. L’ultimo episodio ad alta tensione in ordine di tempo è avvenuto lo scorso 24 settembre, con la protesta dei profughi del centro “La Vincenziana” per alcune richieste d’asilo negate. Un altro esempio è dato dalla situazione in Porta Venezia, dove i residenti si sono ribellati alla presenza invasiva di molti stranieri (soprattutto eritrei) accampati in Vittorio Veneto, sotto i Bastioni e nei giardini Montanelli (utilizzati come bagni) chiedendo l’intervento del prefetto. La situazione si aggrava nelle zone limitrofe alla stazione Centrale, divenute aree di bivacco per molte persone, a partire dall’ex dopolavoro di Via Tonale, un hub di 450 metri quadrati, che non bastano ad accogliere tutti, dove fin dall’alba si possono notare lunghe file di siriani in cerca di un riparo e assistenza sanitaria. Milano in generale,ha ospitato da 20 mesi, una media di 820 migranti a notte nelle proprie strutture, con picchi di 1400 raggiunti ad agosto. Magari l’Italia non sarà lo Stato maggiormente in crisi , infatti meno del 10% dei rifugiati arriva in Europa, e di questi meno del 3% arriva in Italia (questo perché spesso chi fugge rimane bloccato negli Stati confinanti al proprio) ma non si può negare che la città sia nel caos per quanto riguarda la gestione dell’accoglienza. Ora il Comune è occupato nello sprigionare tutta la propria fantasia per individuare nuove strutture, come l'ex sottopassaggio ferroviario di via Sammartini che dovrebbe aprire a breve o l'ex scuola di via Martinelli che dovrebbe essere demolita per la presenza di amianto

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