Peschiera: mi è sembrato di vedere… una pecora

Centinaia di pecore trovano ospitalità e cibo ogni anno nei campi intorno a Peschiera. Agricoltori e comuni permettono la transumanza stagionale dagli alpeggi alle nostre pianure.

Giuseppe, 24 anni, pastore

Giuseppe, 24 anni, pastore Giuseppe Palamini

Per gestire un gregge servono organizzazione e competenze e, se ti ammali, meglio guarire in fretta

A Peschiera Borromeo è stato avvistato un grande gregge, una presenza che ha sorpreso i cittadini che vi si sono imbattuti.  In autunno, i pastori accompagnano i gregge di pecore dagli alpeggi alla pianura, per offrire un inverno più protetto ai loro animali. Attraversano i piccoli comuni di notte, per non intasare la circolazione. Si fermano per brevi periodi nei campi offerti dagli stessi agricoltori, che dopo il passaggio degli ovini, li troveranno senza erbacce e perfettamente concimati. A guidare il gregge che ha sostato a Peschiera è Giuseppe, un ragazzo di 24 anni di Parre (BG), che dopo aver studiato alle superiori presso la scuola casearia di Pandino (CR) ha lavorato anche come macellaio e in un caseificio. Poi ha compiuto una scelta importante, ha infatti deciso di aiutare il padre nella sua attività di pastore. Ogni anno percorre a piedi circa 250 chilometri guidando un gregge di più 500 capi tra le montagne della bergamasca e la pianura Padana. «La cosa che mi piace di più è stare in alto sulle montagne d’estate e la libertà» dice sorridendo.
Ci sono tanti altri pastori e alcuni sono ragazzi come Giuseppe. Si sentono al cellulare, hanno Facebook e si scrivono per uscire qualche sera. A turno però, perché le pecore non si possono mai perdere di vista ed è meglio dormire nelle roulotte vicino a loro. «Come quella volta - racconta - che ci siamo svegliati e non c’era più il gregge.. nulla, tutti gli animali spariti». Un gruppo di cani randagi nella zona della Paullese, aveva spaventato e fatto scappare gli ovini.
«Ci sono giornate - spiega il ragazzo- più o meno faticose, e stare all’aria aperta non è sempre un vantaggio». Per questo d’inverno Giuseppe porta in un ricovero, a Rivolta d’Adda, gli animali più deboli, come le pecore gravide. Perché i compiti di cura del pastore sono moltissimi, dall’assistenza al parto degli animali, a aiutare gli agnelli che non ricevono abbastanza latte, dal controllare le zoppie (N.d.R. andatura difettosa) degli animali all’addestramento dei cani: «Attualmente- continua Giuseppe- ne abbiamo tre. Alcuni hanno imparato subito a proteggere il gregge, altri ci mettono fino a un anno. Ma il rapporto con loro è  molto stretto». La comunità comprende anche un gruppetto di capre e due asini, Pippo e Lino. «Un tempo li utilizzavamo per trasportare gli agnelli, ora ci danno una mano in montagna, e sono più che altro delle mascotte».

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