San Donato Milanese, il Comune sfratta l’Associazione Cinofila Bolgiano

Il rifugio nato negli anni '70, accoglie 40 cani da caccia ma chiuderà a fine gennaio per lasciare posto alle “ruspe” necessarie alla riqualificazione delle sponde del Lambro

L'ingresso all'area del rifugio che ospita i cani da caccia

L'ingresso all'area del rifugio che ospita i cani da caccia

«Zero margini di trattativa, dicono che siamo abusivi e non sappiamo dove portare i cani»

San Donato Milanese ha dato il via libera al progetto di riqualificazione delle sponde del Lambro, che prevede anche la piantumazione di un canneto, nuovi alberi e piste ciclabili. Ciò che però la gente non sa, è che l’Associazione Cinofila Bolgiano non rientra in tale progetto, ricevendo così una lettera di sfratto che diverrà esecutivo dal primo febbraio. Nel progetto di restyling del fiume veniva nominata la vicina Mondogatto, ma un totale silenzio ha avvolto il rifugio destinato ai cani da caccia. L’area ha ospitato dagli anni ’70 decine di cani di cacciatori, impossibilitati dal tenerli nella propria casa, e al momento accoglie ben 39 cani, che a breve però non avranno più un giaciglio.

Il terreno è stato concesso in comodato d’uso all’associazione da Eni e Snam, per creare appunto un rifugio per cani al termine di via Gela, poi il passaggio nel 2001 al Comune che ora, attraverso cavilli burocratici, accusa l’associazione di essere abusiva. Nel passaggio di proprietà, non sarebbe stato redatto un nuovo contratto di comodato d’uso, eppure il Comune era a conoscenza del rifugio, decidendo di disinteressarsene.  Da allora i soci non hanno infatti ricevuto alcun sostegno economico, ricorrendo alle proprie finanze per provvedere al benessere degli animali: «Abbiamo tolto l’amianto presente bonificando l’area – spiega Gregorio M. un socio - paghiamo l’elettricità, l’acqua, gli alimenti per i cani, abbiamo migliorato i serragli, infatti ogni cane ha la propria cuccetta rivestita con materiali in grado di tenerlo al caldo, inoltre li lasciamo correre nel prato. Questo per loro è un paradiso, difficilmente troveremo un posto simile dove portarli».

Ad interessarsi del caso è stata anche la Responsabile Nazionale di D.I.D.A (Dipartimento Italiano Difesa Animali): «Tendo a specificare che la nostra associazione si oppone ai serragli e alla caccia – spiega Diana B. – ma siamo preoccupati per il futuro dei cani che qui, da quanto ho constatato, sono mantenuti in buone condizioni. Il Comune avrebbe messo sul tavolo delle proposte non esaustive, come portare i cani in pensioni dal costo di 150 euro al mese o in canili decisamente diversi (in negativo) da questo rifugio di via Gela».

I cacciatori sono sfiduciati anche da una riscontrata impossibilità di trattative con il Comune di San Donato: «Non capiamo perché – spiega Maurizio B. – debbano sfrattarci, lo spazio per far passare le ruspe c’è e non implica il dover chiudere il rifugio. Inoltre il Comune non vuole accettare le nostre proposte, avremmo potuto semplicemente spostare i serragli in un ampio prato vicino al depuratore, verso Mondogatto, ma nulla. Non sono disposti a concederci un’altra area, né a ricevere un lauto affitto come da noi offerto. Non vi sono margini di trattative».

È un mistero però il futuro della zona in questione, che in teoria dovrebbe divenire un cantiere, eppure sarebbe stato ordinato ai cacciatori di «lasciare qui tutto – continua Maurizio – ma le parti mobili per legge sono di nostra proprietà quindi le porteremo con noi. Si parla di un bando di concorso…è un grande peccato, abbiamo messo tanto amore e impegno in questo luogo». Al termine di gennaio non manca molto e ancora i 39 cani non hanno un rifugio alternativo che li attenda, una ricerca di cui si sta facendo carico Diana B. di D.I.D.A: «Chiedo a nome della tutela degli animali, di partecipare con noi alla ricerca di una nuova area per questi bellissimi cani, basta trovare uno spazio che si presti alle loro necessità, il resto sarà compito dei soci. Non tutti i cacciatori hanno spazio sufficiente, inoltre alcuni tra loro hanno più di un cane e non abbiamo più molto tempo a disposizione per trovare una soluzione».


Stefania Accosa

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