Cala il numero assoluto degli occupati: meno 51.000 a Maggio 2017

E' questo il "nuovo" dato reso pubblico dall'Osservatorio ISTAT, un saldo occupazionale che, dopo molto tempo, torna ad essere negativo

La fascia giovanile resta quella maggiormente penalizzata

Cala il numero assoluto degli occupati: meno 51.000 nel mese di Maggio rispetto ad Aprile di quest'anno. È questo il "nuovo" dato reso pubblico dall'Osservatorio ISTAT, un saldo occupazionale che, dopo molto tempo, torna ad essere negativo in termini assoluti. Una delle possibili cause di questa variazione è da ricercarsi nel calo dei lavoratori indipendenti e, in misura inferiore, in quello dei dipendenti. Guardando le fasce d'età quella giovanile resta, in assoluto, maggiormente penalizzata rispetto alle altre infatti, in quella compresa tra i 15 e i 34 anni, il tasso di occupazione è sceso dell'1% mentre sale nelle altre fasce d'età.

Una ricerca di Santoro-Morricone, invece, ne mette a fuoco i riscontri statistici e le ragioni. Occorre prima di tutto prendere atto del fallimento di tutti gli esperimenti di "staffetta generazionale". I paesi che hanno il più alto tasso di attività dei lavoratori over 55 sono anche quelli che riscontrano la più bassa disoccupazione nella fascia 15-24 anni e viceversa. Del primo caso fanno parte paesi come Danimarca, Olanda e Germania mentre nel secondo caso troviamo Italia, Ungheria e
Polonia.
Martina Papetti

Inoltre, la stessa ricerca, mette in luce la presenza di una correlazione inversa tra andamento del tasso di attività degli anziani e disoccupazione giovanile nel periodo compreso tra il 1998 e il 2007: all'aumentare della prima diminuiva la seconda. Dal 2008 ad oggi, almeno in Italia, il rapporto si è invertito: al crescere dell'attività della fascia più anziana cresce anche la disoccupazione giovanile. Ciò è plausibilmente dovuto all'applicazione, in periodo di crisi, di una regola "last in first out". Le imprese favorirebbero la componente della forza lavoro in grado di offrire maggior affidabilità, rispetto all'esigenza di formazione interna dei più giovani. Questo approccio privilegerebbe, dunque, la sopravvivenza allo sviluppo.

Ma cosa si potrebbe fare nel breve per aumentare la partecipazione dei giovani? Probabilmente l'unica soluzione è quella di operare sulla riduzione del cuneo fiscale contributivo generalizzata, magari modulandola in relazione all'età per pareggiare il vantaggio di assumere un giovane rispetto ad un lavoratore più anziano. Di certo, quello che non si può pensare è di costringere le aziende ad assumere giovani mandando prima in pensione i dipendenti più anziani.

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