Il grido di aiuto di Città Metropolitana: «Se il Governo non interviene entreremo in dissesto finanziario»

Il Consigliere delegato al Bilancio, Franco d’Alfonso: «Permane uno squilibrio strutturale pari a 47mln. I tagli e il contributo forzoso per ridurre il debito statale non sono più sostenibili»

Il Consiglio metropolitano

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«Chiediamo che l’esperienza di Città Metropolitana non debba concludersi»

Città Metropolitana lancia l’allarme sui conti e chiede al Governo di intervenire con soluzioni strutturali onde risanare una situazione divenuta ormai non più sostenibile. A denunciarlo è Franco d’Alfonso, Consigliere delegato al Bilancio: «Ci troviamo oggi, a fronte della scadenza fissata al 30 giugno, nell’impossibilità di approvare il bilancio di previsione per l’anno 2017, poiché permane uno squilibro strutturale sulle partite correnti pari a circa 47 milioni. Se, come ci è stato promesso dal Governo per il prossimo 6 luglio, non interverrà un rinvio dei termini di presentazione del bilancio, la prima conseguenza sarà l’avvio di un percorso amministrativo che potrebbe concludersi con la dichiarazione del dissesto». D’Alfonso precisa poi che negli ultimi anni, grazie ad economie, risparmi, tagli e ad avanzi di gestione uniti ad un contributo statale straordinario (non però per l’anno 2016, quando un contributo limitato è giunto in ritardo) si è riusciti “per il rotto della cuffia” a chiudere i bilanci almeno contabilmente. Lo squilibrio tuttavia è rimasto e si è riproposto ogni anno. «Questa situazione di squilibrio strutturale – aggiunge - è nota a tutti (Governo compreso) da tempo ed è la conseguenza di una pratica inaugurata dalle leggi di bilancio a partire dal 2012, fatta di tagli lineari da una parte, e contributi alla riduzione del debito statale nell’ultimo triennio, dall’altra». Su quest’ultimo punto, d’Alfonso rende noto che «La Città metropolitana di Milano registra entrate correnti stimate, per il 2017, in circa 406 milioni di euro. Le uscite sono pari a 310 milioni, di cui solo 48 non a destinazione vincolata all’origine: ci sarebbe dunque un avanzo, se non fosse per il fatto che insiste un prelievo forzoso, pari a 165 milioni, da girare allo Stato come “contributo al risanamento”». Da qui, l’appello finale: «Siamo dunque davanti a una sorta di “federalismo al contrario” che, se non si porrà un rimedio efficace definitivamente, porterà alla fine dell’esperienza della Città metropolitana, almeno nella forma che abbiamo conosciuto fino ad adesso».
Redazione Web

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