Vince il Brexit, ecco cosa cambierà

Il Regno Unito ha deciso di lasciare l'Unione Europea, ma ora rischia di perdere Scozia e Irlanda del Nord, ecco tutte le conseguenze dello storico referendum (anche per noi italiani)

Dai viaggi al lavoro nulla sarà come prima: Gli inglesi saranno extracomunitari

Esteri - Il referendum del 23 giugno è già storico: Il 51,9% dei votanti della Gran Bretagna ha detto sì al “Brexit”, ovvero all'uscita dall'Unione Europea. Una decisione che pone tanti dubbi sul futuro del vecchio continente e che al contempo segna una spaccatura all'interno dello stesso Regno Unito. Da un lato ci sono i giovani (under 24) che si sono espressi con un plebiscito (72%) a favore del “Remain”, dall’altro invece ci sono gli anziani, e soprattutto quelli residenti al di fuori di Londra, che hanno trascinato la Gran Bretagna verso l’uscita dall’UE. Il risultato non è condiviso non solo tra diverse generazioni, ma anche tra diverse aree geografiche. Se si analizza infatti la distribuzione dei voti di coloro favorevoli nel restare in Europa, si nota una predominanza di quest’ultimi nell’Irlanda del Nord e in Scozia, Paesi che hanno già annunciato un referendum al fine di distaccarsi dal Regno Unito

Gli effetti del Brexit stanno già influendo sui mercati (borse in forte ribasso e sterlina mai così in crisi dagli anni ‘80) e negli altri Stati del vecchio continente, contagiando i promotori di teorie populiste e nazionaliste. In Francia Le Pen ha proposto di seguire gli stessi passi della GB, e lo stesso vale in Olanda. Passata l’euforia però, ciò che resta è un’analisi ponderata delle conseguenze, che colpiranno inglesi e non, infatti cambieranno molte cose, e sicuramente non in positivo: 

VIAGGI E SPOSTAMENTI- Fine della libera circolazione, d’ora in poi gli inglesi saranno considerati extracomunitari, quindi addio carta d’identità: per viaggiare in Europa sarà necessario munirsi di passaporto e richiedere un apposito visto. Inoltre la caduta della sterlina (il cui valore è già sceso dell’11% rispetto alle principali valute internazionali) diminuirà il potere d’acquisto degli inglesi in vacanza nell'area di Schengen. A ciò si aggiunge il fatto che non sussisterà più un mercato unico che finora aveva agevolato compagnie aeree d’oltre Manica (Ryanair), contratti telefonici, rimborsi ecc. 

LAVORO – Alcune grandi banche (soprattutto americane) hanno già annunciato il dislocamento di alcune sedi (dipendenti inclusi) dalla City di Londra ad altri Stati d'Europa, che porterebbe al taglio di migliaia di posti di lavoro.

COMMERCIO – L’esportazione in Unione Europea diverrà più complicata, visto che quest’ultima potrebbe imporre dei dazi doganali (e altre regole alle quali sottostare) sulle importazioni dal Regno Unito, con pesanti ripercussioni sui suoi lavoratori e aziende. 

INGLESI ESPATRIATI NELLA UE – I cittadini britannici residenti all’estero e in particolar modo in Spagna, Francia e Italia (più di un milione) testeranno sulla loro pelle le più negative conseguenze del Brexit, dalle pensioni che evaporeranno a causa del deprezzamento della sterlina, alla necessità di procurarsi un permesso di lavoro (come per tutti gli extracomunitari) fino ad arrivare alla perdita dei privilegi nel servizio sanitario, e al destino professionale in bilico per coloro che svolgono lavori per le Istituzioni europee. 

ITALIANI IN GRAN BRETAGNA – Gli italiani a Londra e dintorni sono quasi 600mila, e se prima era quasi normalità recarsi oltre Manica in cerca di lavoro e crescita professionale, ora cambia tutto. Non si può più prendere in affitto o acquistare una casa se non previa dimostrazione di un visto che certifichi lo status di lavoratore nel Regno Unito. Si potrà sempre partire da turisti (e converrà visto il valore maggiore dell’euro) per poi cercare in questo modo un’occupazione, e successivamente richiedere un visto di lavoro che andrà rinnovato ogni 3/5 anni. Per chi invece già paga le tasse in GB da almeno 5 anni potrà richiedere un permesso di residenza e la doppia cittadinanza, per la quale ormai ci vorrà almeno un anno di attesa. Per chi avesse intenzione di frequentare l’università, dovrà già mettere in conto che tutti gli sconti, rimborsi (fino a 9mila euro annuali) e facilitazioni non saranno più gli stessi, anzi, l’uscita comporterà un aumento considerevole della spesa (fino a 30mila euro l’anno). Infine, venendo meno la reciprocità tra Regno Unito e UE, è altamente probabile che in caso di assistenza sanitaria bisognerà pagare il servizio rispetto al passato. 

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