Milano, liberata dagli squatter la caserma simbolo dei bersaglieri

Il gruppo di squatter è stato sgomberato dalla ex-caserma "Goffredo Mameli", ma sul futuro della struttura restano le domande, e anche i bersaglieri si sentono dimenticati

Milano, la famosa ex-caserma “Goffredo Mameli” dei bersaglieri è stata liberata dall'occupazione abusiva e ora sventola nuovamente il tricolore. Sede per sessant'anni (fino al 2009) del Terzo reggimento dei bersaglieri, l’unità più decorata d’Italia, la struttura è stata finalmente sgomberata dal gruppo di squatter (invasori di terreni o edifici) ora “traslocato” in una ex fabbrica a Baranzate di Bollate. I bersaglieri si erano letteralmente inferociti nel vedere la propria sede storica, uno spazio quasi “sacro”, in mano all'illegalità, un gruppo di “pirati” anarchici. Questo fatto risulta maggiormente deplorevole avendo chiamato in causa il luogo simbolo dei bersaglieri, un corpo che diede il proprio sangue per la città di Milano. Il forte legame che sussiste tra il capoluogo lombardo e i bersaglieri cominciò, durante le  Cinque giornate di Milano, nel 1848, quando il fondatore del corpo, Luciano Manara, alla guida dei suoi 600 bersaglieri lombardi, prese Porta Tosa e contribuì in modo determinate alla vittoria sugli austriaci. Lo scorso 21 marzo, il fondatore è stato commemorato a Milano, con una corona deposta davanti al monumento a lui dedicato, nei giardini Idro Montanelli.
Eppure negli ultimi anni, il clima che si respira intorno al corpo dei bersaglieri non è dei migliori. Il 30 novembre 2009 il Terzo reggimento dei bersaglieri, venne trasferito a capo Teulada in Sardegna, passando alle dipendenze della brigata Sassari. Questo accadde nonostante nel 1998 fu consegnata al reggimento la cittadinanza onoraria, a suggellare il vincolo sentimentale con la città di Milano. I rapporti stanno cambiando, prendendo una direzione che certamente non soddisfa il corpo dei bersaglieri «Milano si è dimenticata di noi, fa male al cuore. Quest'anno- afferma il Presidente dell’Associazione Bersaglieri, il generale Salvatore Musella- non siamo nemmeno stati invitati alle celebrazioni per le Cinque Giornate. Milano sta vivendo una vera e propria crisi di identità nei confronti della storia della città».
A rincarare lo sdegno dell’associazione, si sono aggiunti i fatti accaduti nell'ultimo mese, con la famosa occupazione della caserma Mameli e le seguenti forti pressioni nei confronti dell'attuale proprietaria, la Cassa Deposito e Prestiti, affinché intervenisse denunciando la violazione. In breve, Il 13 marzo 2015, un gruppo di anarchici “squatter” si è introdotto nell'area militare e ha preso possesso dell’edificio fino al 30 marzo, giorno dell’intervento delle forze dell’ordine che hanno effettuato lo sgombero, una settimana dopo l’ordine del prefetto. «La città rischiava di avere un altro Leoncavallo- ha dichiarato il vicepresidente del consiglio comunale di Fratelli d’Italia, Riccardo De Corato- ci mancava solo che pure l’ex caserma Mameli venisse usata come centro sociale abusivo».  Il gruppo di “squatter” aveva issato la bandiera dei pirati durante il periodo di permanenza nella caserma, un atto che aveva indignato il corpo dei bersaglieri, che ha provveduto il 2 aprile a restituire dignità alla “Mameli”, issando nuovamente il tricolore «forse siamo gli ultimi romantici- hanno dichiarato i bersaglieri- ma anche se malridotta, per noi quella struttura continuerà ad essere un simbolo». 
Ora, nella caserma abbandonata, stanziano solo il silenzio e il degrado 
(in cui versa ormai da anni) e ci si chiede quali progetti stia valutando il Comune per questo luogo storico. L’anno scorso, il 7 agosto 2014, il ministro della difesa Roberta Pinotti e i sindaci di Roma, Milano e Torino hanno firmato un protocollo che riconsegnava le caserme dismesse all'Agenzia del Demanio, per poi essere inserite in un programma di dismissione e valorizzazione, destinandoli all'Amministrazione comunale. Pisapia dichiarò che la caserma “Goffredo Mameli” di via Suzzani sarebbe stata utilizzata per interventi di edilizia convenzionata, recuperando la struttura per servizi sociali o per iniziative culturali. «Auspico che il privato -ha dichiarato l’assessore alla sicurezza del Comune di Milano, Marco Granelli- continuando nella collaborazione intrapresa quest’autunno, possa giungere alla riqualificazione condivisa con il Comune e restituire l’area alla città dopo i lunghi anni di degrado». 
A febbraio, lo stesso Granelli ha smentito la voce secondo la quale l’ex-caserma si sarebbe prestata all'accoglienza di rom e sinti, una soluzione per nascondere gli “indesiderati” agli occhi dei visitatori giunti in città in occasione di Expo 2015. Recentemente la vicesindaco Ada Lucia De Cesaris si è espressa sul tema delle caserme dismesse: «Possiamo studiare utilizzi temporanei di questi spazi che guardino alle esigenze della città». Dalle residenze per studenti al verde fino a scopi sociali, sono molti gli usi “intermedi” che potrebbero essere messi in campo. E che, continua De Cesaris, «potrebbero anche garantire il presidio del territorio evitando situazioni di abbandono e degrado». Ad oggi non è partita alcuna operazione per la riqualificazione della zona interessata, che conta 328.000 metri quadrati. Inoltre, è ancora da capire il ruolo che avrà il corpo dei bersaglieri e degli ex-bersaglieri nel progetto riguardante la caserma, auspicando che torni nelle loro mani, dove forse riuscirà a trovare pace e cure adeguate, dopo un lungo periodo di totale trascuratezza da parte dello Stato. Qualora andasse a buon fine, la ristrutturazione potrebbe divenire il simbolo del rinnovamento del legame tra Milano e i suoi bersaglieri, un corpo con una storia che non può essere ignorata, bensì, onorata come si conviene. 


Stefania Accosa

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