Militari a Milano, critico il Sindacato dei poliziotti: «Soldati non adatti per la città»

Lo sostiene il segretario generale, Mauro Guaetta, secondo il quale sarebbe stato più opportuno richiedere l’aggregazione di poliziotti, carabinieri o finanzieri, come fatto per Expo 2015

«Necessario ridisegnare il modello milanese di polizia»

A Milano si continua a discutere circa l’invio di ulteriori militari per supportare le forze dell’ordine nella gestione della sicurezza, a seguito di alcuni allarmanti fatti di cronaca come l’uccisione di un dominicano in piazzale Loreto nei giorni scorsi. In particolare, nel corso di un vertice svoltosi sabato 19 novembre a palazzo Marino, il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha assicurato che in città verranno inviati 150 soldati aggiuntivi, esaudendo così la richiesta giunta dal sindaco Beppe Sala. Tale stato di cose ha tuttavia suscitato la reazione polemica del Siulp, il Sindacato italiano unitario dei lavoratori di polizia, l'organizzazione di categoria più rappresentativa delle forze di polizia, secondo cui i militari non sarebbero adatti alla gestione della sicurezza. «In questo tipo di attività i soldati – ha dichiarato il segretario generale del Siulp, Mauro Guaetta – per status giuridico non possono operare in maniera autonoma, sono equipaggiati con armamento da guerra e addestrati per lavorare in scenari totalmente diversi da Milano. Mi chiedo perché il sindaco non abbia richiesto l’aggregazione di personale della polizia di Stato, dei carabinieri o della Guardia di finanza (per Expo sono stati aggregati centinaia di uomini, per 6 mesi) che garantirebbe, oltre al rispetto di quanto disposto dalla legge 121/81, preparazione e capacità di altissimo livello. Personale pronto ad operare immediatamente e non accompagnato, come purtroppo dovrebbero essere i soldati». Da qui la stoccata polemica: «Questa semplice considerazione – prosegue Guaetta – mi porta a credere che tale operazione su Milano sia esclusivamente una manovra d’immagine e quindi una strumentalità politica che non pone al centro dell’azione del sindaco la sicurezza dei cittadini, ammesso sempre che l’emergenza ci sia veramente. Di fatto è una operazione che non vuole garantire la sicurezza ma che cavalca l’insicurezza». Per questo, secondo Guaetta si pone la necessità di una riorganizzazione dei presidi di polizia, pensati molti anni fa su una Milano che non c’è più. «Quella che prima era considerata periferia – conclude il segretario generale – è diventata quasi il centro. Se realmente si vuole garantire sicurezza, bisognerà ridisegnare il modello milanese di polizia. A breve indiremo una conferenza stampa per raccontare e descrivere ai cittadini lo stato della sicurezza a Milano, offrendo loro il punto di vista di chi produce sicurezza ogni giorno e non di chi ne parla soltanto».
Alessandro Garlaschi 

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