Morte di Andrea Soldi: la sorella di Peschiera in tribunale a Torino per avere giustizia

Il 45enne affetto da schizofrenia è deceduto due anni fa a seguito di quelli che, secondo l’accusa, sono stati i maltrattamenti per sottoporlo ad un Trattamento sanitario obbligatorio. Alla sbarra tre agenti e uno psichiatra

Andrea Soldi

Andrea Soldi

Maria Cristina: «Procurare sofferenza deve diventare reato»

Prende avvio oggi, mercoledì 27 settembre presso il Tribunale di Torino, il processo per la morte del 45enne Andrea Soldi, deceduto nell’agosto del 2015 a seguito della violenza con cui sarebbe stato indotto a sottoporsi ad un Tso. La battaglia legale, però, interessa anche Peschiera: è qui, infatti, che risiede la sorella minore di Andrea, Maria Cristina, diretta dal Sudmilano all’ombra della Mole per ottenere giustizia per il suo amato congiunto. L’autopsia eseguita sul corpo di Andrea, che era affetto da schizofrenia, parla di “morte asfittica da strangolamento atipico” ed ora, per quel decesso, tre agenti della Polizia Municipale e uno psichiatra dell’Asl di Torino saranno chiamati a rispondere di omicidio colposo. Secondo l’accusa, infatti, i vigili avrebbero afferrato il 45enne con tale forza da provocare uno shock da compressione, impedendogli così di respirare. A detta della difesa, invece, il decesso sarebbe stato causato da una sorta di spavento eccessivo, o di alterazione, dovuto alla situazione di forte stress in cui l’uomo, malato da tempo, si trovava in quel momento. A comparire in Tribunale saranno numerosi cittadini, chiamati a raccontare quanto hanno visto accadere quel 5 agosto di due anni fa, presso il parco di via Umbria. La battaglia intrapresa dalla peschierese Maria Cristina Soldi non sarà tuttavia solo volta a ottenere giustizia per il fratello Andrea, a tutela della sua memoria. «Questo processo – afferma Maria Cristina – sarà anche una battaglia di civiltà. Morire per un Tso è assurdo. Vogliamo giustizia non solo per Andrea, ma per tutte le persone malate e fragili che non dovranno mai fare la sua fine. Procurare sofferenza deve diventare un reato»
Redazione Web