Peschiera, il runner Brattoli arriva terzo nella gara nel deserto in Iran

Un risultato straordinario condiviso con l’amico non vendente Tullio: hanno percorso 150 km con temperature intorno ai 60°C

La premiazione di Raffaele Brattoli e Tullio Frau

La premiazione di Raffaele Brattoli e Tullio Frau

Il racconto della maratona nel deserto, tra temperature off limits e paesaggi lunari

L’Iranian Silk Road Ultramarathon è caratterizzata da condizioni estreme, un percorso che varia dai 150 ai 250 chilometri, da percorrere in autosufficienza, e in condizione fisica e mentale eccezionale. Il runner di Peschiera Borromeo, Raffaele Brattoli, ha deciso di parteciparvi insieme all’amico sportivo non vedente Tullio, il quale da sempre voleva vivere una simile esperienza. Raffaele e Tullio si sono conosciuti due anni fa tramite Facebook, ma sembra che siano amici da una vita intera. Condividono la passione per lo sport e la corsa, e già in passato Raffaele si è proposto quale accompagnatore dell’amico non vedente in diverse gare. Correre nel deserto però, è tutta un’altra cosa, richiede una preparazione e una forza elevata all’ennesima potenza, soprattutto se l’ambientazione è il deserto del Dasht-e Lut nell’Iran sudorientale, (dove si incrociava l’antica via della seta), uno dei luoghi più caldi al mondo dove si toccano i 70°C

La gara si è svolta dal 2 all’8 maggio, e i due amici giunti sul posto sono stati accolti molto calorosamente, l’unico elemento negativo sono state le temperature. «Abbiamo conosciuto un popolo straordinario – inizia a raccontare Brattoli - e la maratona è stata organizzata molto bene da Paolo Barghini e dall’ente del Turismo iraniano. Tullio era l’unico non vedente in gara, ma questo non ci ha impedito di salire sul podio, anche se ammetto si sia trattato di un’esperienza davvero impegnativa. Eravamo partiti con l’obiettivo di percorrere la 250km,ma durante la prima tappa di 38km Tullio ha iniziato ad avere dei cedimenti. Cadeva – continua Raffaele -  mi chiamava “Simone”, ovvero col nome di suo figlio, avevamo terminato l’acqua da due ore, necessitavamo di ombra, ma per chilometri non c’era nulla. Ho trovato una roccia, con la base scavata dal vento, e senza dirgli che in quella zona c’erano gli scorpioni, ci siamo infilati lì sotto.Aveva paura, lì mi ha detto che appena sarebbe tornato alla vita civile non si sarebbe mai più lamentato per i propri disagi quotidiani. La jeep dell’organizzazione è giunta in nostro soccorso, per poi trasportarci al campo base, dove i Sali hanno fatto riprendere il mio amico. A quel punto siamo passati alla 150km, dove le tappe sono più brevi, retrocedendo in ultima posizione».

I due runner corrono con temperature che si aggirano intorno ai 60°C, e il Gandom Beryan che hanno attraversato è il luogo geologicamente più caldo della terra. Sono muniti di acqua (bollente) e cibo sottovuoto. L’idratazione era difficile da mantenere, ma grazie ai “trucchi” imparati da Raffaele nella sua lunga esperienza in questo campo, sono riusciti a giungere a destinazione: «Ogni 10km - spiega Raffaele - c’era un rifornimento d’acqua, ma era davvero imbevibile a causa del caldo (immaginate di bere acqua bollente). Per riuscire a berla vi diluivo caffè liofilizzato e thé, oppure prima mangiavo una mentina. Dato che la disidratazione ti rende la lingua secca ed è pericolosa, dagli aborigeni in Australia ho imparato un trucco, ovvero mettersi un sassolino rotondo sotto la lingua, in questo modo continua a salivare. Dovevamo percorrere nel silenzio tratti lunari, da un lato affascinanti, dall’altro impegnativi, soprattutto per Tullio, il quale doveva per forza aggrapparsi al mio braccio e non alla cordicella. Dovevo pensare e agire per due, mettendo sempre in primo piano il benessere della persona di cui avevo responsabilità. Abbiamo recuperato contro ogni pronosticco- conclude - classificandoci in terza posizione, venendo premiati con un trofeo e una pergamena di ringraziamento per aver partecipato».

Questa gara, oltre che rappresentare un segnale di apertura poiché potevano parteciparvi anche le donne, ha dimostrato che con la forza di volontà e  l’impegno anche una persona segnata ad esempio dalla mancanza della vista, può farcela. E anche se Tullio ha già annunciato che questa rimarrà la sua ultima partecipazione nel deserto, potrà comunque dire “io ce l’ho fatta”, grazie a un amico davvero speciale come il peschierese Raffaele Brattoli. 

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