San Donato: nella lottizzazione di Monticello spuntano vari abusi edilizi. Il Comune: «Si proceda subito a sanare le irregolarità»

Critico il leader dell’opposizione, Cesare Mannucci: «Molto strano che una denuncia fatta ai primi di febbraio porti ad una ordinanza emessa il giorno dopo le elezioni»

Uno degli edifici realizzati presso l'area dell'ex Cascina Monticello, ora sotto accusa

Uno degli edifici realizzati presso l'area dell'ex Cascina Monticello, ora sotto accusa

Gli abusi riguardano un aumento ingiustificato delle volumetrie ed altre modifiche non previste

Un incremento volumetrico, abusivo e non consentito, che ha portato i vani interrati adibiti a locali di servizio ad un’altezza netta interna di cm. 310÷320 anziché 239, ed i locali sottotetto da un’altezza media interna variabile tra 260 e 280 cm., maggiore del limite di progetto di cm. 239. Ma anche una serie di altre irregolarità come modifiche improprie agli impianti e dei rapporti aero-illuminanti dei sottotetti, modifica dell’altezza degli edifici 21 e 22 e un incremento in pianta del piano interrato sempre dello stabile n. 21. Sulla lottizzazione dell’area di Cascina Monticello a San Donato spunta l’ombra di numerosi abusi edilizi, che ha portato allo stop forzato dei cantieri ed a una ordinanza ad hoc emessa dal Comune in data 26 giugno. Destinatari dell’atto, siglato dal dirigente dell’Area Tecnica del Comune, sono la cooperativa Il Fontanile, i direttori dei lavori e l’impresa costruttrice Penta.Ge.Co.. Preso atto che le opere edilizie sono state “Realizzate in totale difformità del permesso di costruire n. 181 del 05/11/2014”, nel documento in questione il dirigente dell’Area Tecnica ordina “di provvedere, a proprie cure e spese, alla demolizione e remissione in pristino dei luoghi indicati in narrativa entro il termine perentorio di 90 (novanta) giorni, dalla data di notifica della presente ordinanza”. L’ordinanza ha origine a seguito di una serie di sopralluoghi che i tecnici del Comune hanno effettuato presso la maxi lottizzazione da 130 unità residenziali, realizzate sull’area al confine con San Giuliano dove insisteva la storica Cascina Monticello, in parte recuperata. 

«L’ordinanzaspiega il primo cittadino appena riconfermato, Andrea Checchiè un atto dovuto per ripristinare la legalità su un’operazione edilizia di grande entità. Spiace che a pagare le conseguenze siano decine di famiglie che attendono di entrare in possesso degli immobili in cui avevano pianificato di andare a vivere. La soluzione della questione è nelle mani della cooperativa che se metterà in pratica quanto previsto dall’atto potranno instradare la questione nella giusta direzione. Come Amministrazione, naturalmente, continueremo a vigilare a garanzia degli interessi legittimi dei cittadini e per la salvaguardia della legalità». 

L’intera questione, i cui sviluppi hanno portato alla formulazione del provvedimento datato 26 giugno, ha però suscitato le perplessità di Cesare Mannucci, leader del Centrodestra sandonatese e recentemente candidato sindaco. «Premesso che il centrodestra di San Donato auspica una soluzione positiva per le 70 famiglie che hanno investito i propri soldi per acquistare casa Monticello – ha dichiarato Mannucci – non possiamo non sottolineare la stranezza con cui l’Amministrazione comunale sia arrivata solo così recentemente ad accertare con atti ufficiali questo caso complicato e dagli aspetti non cristallini. Bizzarro infatti è che la denuncia arrivi dall'impresa di costruzione che da due anni chiede il riconoscimento dei maggiori volumi realizzati e che avvisa la direzione lavori sulle difformità commesse dalla cooperativa, e che ha dovuto autodenunciarsi in comune e al Parco Sud per far certificare il suo credito dei lavori svolti ma non autorizzati dal comune».

Aggiunge poi il portabandiera dell’opposizione: «Molto strano che una denuncia fatta ai primi di febbraio porti ad una ordinanza emessa il giorno dopo le elezioni, dopo ben quasi 150 giorni di indagini (decisamente eccessivi rispetto al normale procedimento amministrativo previsto dalla legge). Tutto ciò considerato poi che il sindaco, a fine marzo, aveva convocato i proprietari presso il comune per rassicurarli ed i termini usati non erano stati quelli dell’ordinanza di demolizione e remissione in pristino». 

Mannucci affonda quindi il colpo: «Le altre 4 ordinanze sugli edifici 3-4-5-12-13-14-17-18 riuniti in 4 concessioni distinte ci domandiamo quando allora arriveranno. A fronte di questa situazione, perché l'Amministrazione non ha mai convocato tutte le parti insieme ad un tavolo invece che fare incontri separati, senza mai di fatto fare nulla se non gli accertamenti e tenerli poi fermi fino a dopo le elezioni del 25 giugno? In questo modo non si fa buon governo della città e soprattutto non si risolvono i problemi delle 70 famiglie che rischiano ora di vedere allontanarsi il sogno di comprare una casa dopo aver investito tanti soldi». 

Alessandro Garlaschi

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