Arriva una perturbazione: guai in vista per i meteoropatici

L’elenco delle possibile minacce del tempo verso i meteoropatici è assai numerosa. Ora è colpa del caldo, ora del freddo, ora del sole, ora delle nuvole, ora dell’umidità, ora della pressione. Ma quando arriva l’autunno ci si mettono anche le perturbazioni, quei vasti ammassi nuvolosi che attraversano interi oceani e continenti, portandosi dietro un centro di bassa pressione detto anche ciclone extra-tropicale.

Del resto l’autunno è la stagione più piovosa per gran parte dell’Italia perché è proprio il periodo durante il quale sono più numerose le perturbazioni in arrivo o dall’Atlantico o dal Nord Africa. Orbene il nostro organismo reagisce ovviamente in maniera diversa alle diverse condizioni atmosferiche che precedono l’arrivo della perturbazione, il suo passaggio e il suo definitivo allontanamento. Un fisico tedesco negli anni ’80 ha analizzato con cura l’influenza appunto sulla nostra salute delle perturbazioni che interessano il continente europeo ed è riuscito ad individuare nel loro ciclo di vita sei differenti fasi:

fase 1: condizioni anticicloniche (alta pressione), con scarsa nuvolosità (le tipiche nuvolette bianche dette proprio “cumuli di bel tempo”) e venti freschi moderati. È da poco andata via una perturbazione;

fase 2: alta pressione, vento pressoché assente, cielo limpido, aria ferma e con temperature più elevate. Le perturbazioni potenzialmente in arrivo sono ancora lontane, più di 1000-2000 km. Questa fase può durare anche settimane;

fase 3: pressione atmosferica in leggera diminuzione, lento aumento della nuvolosità alta e sottile che vela il sole, caldo in aumento. La parte più consistente della perturbazione è  giunta a 500-800 km di distanza;

fase 4: pressione in sensibile diminuzione, nubi in aumento, pioggerella battente in intensificazione, umidità elevata, temperatura ancora relativamente alta, venti dai quadranti meridionali. L’ammasso nuvoloso ha già ricoperto il cielo del luogo e sono comparse piogge deboli-moderate ma continue;

fase 5: arrivano i venti  freddi dai quadranti settentrionali, le piogge assumono carattere di rovescio o temporale, la pressione riprende a salire e l’umidità diminuisce;

fase 6: la pressione continua a salire, le nubi si diradano e torna il sole, ma la temperatura rimane piuttosto bassa. La coda nuvolosa della perturbazione, quella seguita dall’aria fredda,  si allontana.

 

Queste fasi non si susseguono in maniera regolare: ci possono essere casi in cui una fase può durare anche molti giorni o settimane e altri in cui una fase è talmente veloce da non essere neanche individuabile. Vale anche la pena notare che questa classificazione è particolarmente fedele al susseguirsi delle perturbazioni che attraversano l’Europa centro-settentrionale da ovest verso est, mentre per l’Italia la presenza del Mediterraneo e dell’arco alpino crea anche spesso varianti.

Comunque sia, anche per noi italiani le sei fasi sono facilmente identificabili con:

?  -una bella giornata con venti freschi e cielo limpido;

?  -una bella giornata senza vento, tiepida di giorno, freddina  di notte;

?  -una giornata un po’ “pesante”, con elevata umidità, sole pallido, cielo lattiginoso, spesso nebbioso;

?  -una giornata decisamente grigia e triste perché carica di nuvole con pioggerella insistente;

?  -una giornata “pazzerella” con ancora tanta pioggia, in genere fredda ma anche con i primi scorci di cielo azzurro;

?  -una giornata frizzante, piena di colori, con aria fresca di notte e al primo mattino.

 

Più tecnicamente, la fase 3 è quella che precede l’arrivo di un fronte caldo, la fase 4 corrisponde al passaggio del fronte caldo stesso, al seguito del quale si ritrova di norma anche il fronte freddo (fase 5), mentre la fase 6 segna il definitivo allontanamento del fronte freddo, cioè della perturbazione. Le fasi 1 e 2 corrispondono invece a situazioni di alta pressione, senza perturbazioni in vista.

Ma che c’entra questa dettagliata classificazione? Dopo anni di studi è stato messo in evidenza uno stretto legame tra le sei fasi meteorologiche appena descritte e lo stato di salute psicofisica dell’uomo. Vediamo alcuni risultati:

 -le fasi 3, 4 e 5 sono sicuramente le più critiche, sostanzialmente perché offrono un alto numero di  stimoli ambientali mutevoli al nostro corpo;

 -gli infarti sono più ricorrenti nelle fasi 3 e 4 e nei casi di caldo afoso, mentre il loro numero raggiunge il minimo nelle fasi 1 e 6;

 -ulcere e mal di testa si aggravano nella fase 4;

 -malumore, nervosismo e depressione si accentuano nelle fasi 3 e 4: in questi momenti si verifica il numero maggiore di stati depressivi;

 -Anche le nascite sono legate a questa classificazione: per le donne che hanno terminato la gestazione, le doglie sopravvengono spesso proprio in concomitanza con la fase 3 e il parto con la fase  4.

La diffusione di malattie comuni come il raffreddore o l’influenza è molto spesso collegata al passaggio di fronti freddi (fase 5), specie se il loro arrivo avviene dopo un lungo periodo di siccità.

E l’aria fredda che segue il fronte (fase 6) spinge le persone a rintanarsi in luoghi chiusi, dove il contagio diventa di conseguenza più rapido.

Anche un semplice mal di testa può essere conseguenza del passaggio di una perturbazione, dato che è ormai appurato il legame tra emicrania e variazioni delle condizioni meteorologiche, quali calo della pressione, aumento dell’umidità, variazioni di temperatura (fasi 3 e 4).

 

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