Bisogna riflettere su cosa si afferma e sulle conseguenze che ne derivano

Ognuno di noi ha il proprio sistema di valori e credenze. Una sorta di bussola morale che ci guida nel momento in cui facciamo qualsiasi scelta. Ognuno di noi ha la propria.

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Sembrerebbe assolutamente scontato dire una cosa del genere se non fosse che all’atto pratico, nel concreto confrontarsi con l’altro, ce ne dimentichiamo quasi sempre. È pur vero che esistono principi e valori, largamente condivisi, che appartengono alla stragrande maggioranza delle persone di qualsiasi etnia, colore o cultura. Eliminati questi scostamenti dalla morale che per lo più è condivisa, rimane un oceano di convinzioni che, ognuno di noi, lungo l’arco della propria vita matura. Movimenti d’opinione, convinzioni e valori: è come se dentro alla nostra testa ci fosse un ufficio che si occupa di marchiare qualsiasi cosa della nostra vita con i timbri “giusto” o “sbagliato“. Cosicché durante l’arco della nostra esistenza ci formiamo un’enciclopedia di cosa è bene e cosa è male. Tutto questo processo avviene sulla base delle nostre esperienze, sia cognitive sia relative a realtà esperite, a realtà vissute. E cosi finiamo per identificarci con questa enciclopedia del bene e del male che noi stessi abbiamo creato e che, ancora noi stessi, abbiamo deciso essere universale. Eccoci al problema: di universale non c’è proprio niente, è tutto decisamente soggettivo. Quindi il primo problema insorge nel momento in cui ci crediamo depositari della verità ultima e assoluta.  Questo non ci conduce solamente a essere orbi nei confronti del cambiamento ma anche nel non rispettare le idee e le convinzioni altrui. Secondo problema fondamentale: il fatto che qualcuno metta in dubbio il tuo sistema di valori, le tue idee, la tua fede piuttosto che la squadra per cui fai il tifo, non significa che metta in discussione te come persona. Avere idee diverse non significa che qualcuno ha ragione o torto ma che la si pensa diversamente. A questo proposito è significativo cosa successo a Peschiera Borromeo sulla mozione di sfiducia, l’opinione si è polarizzata e da una parte esisteva il bene dall’altra il male, chiaramente questo cambiava a seconda di chi si pronunciava, con dichiarazione di una violenza verbale inusitata che richiama periodi grigi della nostra storia (“bruciamoli tutti, “ho io l’olio di ricino”). Attenzione che il limite tra violenza verbale e fisica è molto labile, bisogna riflettere su cosa si afferma e sulle conseguenze che da ciò ne derivano. Ognuno può credere in ciò che vuole ma nel confronto con l’altro ci arricchiamo, se pensiamo di aver sempre ragione a priori non è un buon segno e quasi sempre ci si sbaglia.

 “La violenza verbale non mi piace. Quella di ieri e quella di oggi. Non mi sta bene politicamente e nemmeno stilisticamente.”
Pietro Ingrao

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