Boateng abbandona il campo per cori razzisti dei tifosi: che segni una svolta nella lotta alle intolleranze e discriminazioni

Il 2013, calcisticamente parlando, comincia come non ci si aspettava. Ancora una volta intelligenza umana e rispetto per il prossimo vanno a farsi benedire per colpa di pochi idioti che trovano divertente dare prova del proprio razzismo allo stadio. Un’occasione stupenda di gioia e di divertimento, presenti allo stadio diverse famiglie con tanto di bambini, si trasforma nell’ennesimo episodio di immaturità e di stupidità.

Accade tutto in un pomeriggio di inizio anno, quando in un’amichevole tra Pro Patria e Milan, a Bursto Arsizio, il continuo “buu” di un gruppo di tifosi manda su tutte le furie Boateng che durante un’azione di gioco ferma il pallone con le mani e lo calcia proprio nello spicchio di settore da dove provenivano gli insulti razzisti. Da lì nasce una situazione a cui non vorremmo mai assistere: il ghanese del Milan si sveste della maglietta e si dirige, seguito da altri giocatori rossoneri, verso gli spogliatoi. Inutili gli interventi dei giocatori della Pro Patria: il Milan, solidale con i propri tesserati si rifiuta di scendere in campo, informando l’arbitro della propria volontà di non proseguire la gara. Finalmente un segnale forte è stato dato nei confronti di episodi che non si vorrebbe vedere mai. L’ennesima occasione di festa rovinata da un gesto tanto sgradevole quanto inutile e intollerabile. Certe cose non dovrebbero mai capitare, invece siamo costretti a dover, ancora oggi, subire inermi alle bravate di un gruppo di delinquenti capaci di rovinare una gita allo stadio alle diverse famiglie presenti per assistere ad una partita di calcio. Sono stati difatti i tifosi per bene della Pro Patria quelli che hanno pagato il prezzo più alto: erano venuti a vedere una partita di calcio e hanno assistito allo spettacolo squallido messo in scena da un pugno di mascalzoni. Il Sindaco di Busto Arsizio ha detto che il 90% dei tifosi allo stadio era contro gli ululati razzisti. Ha però aggiunto, e non sono affatto d’accordo con lui, che Boateng ha esagerato e non si è comportato da professionista. E ci mancherebbe che un giocatore di calcio per ragioni di professionismo debba farsi insultare a causa del colore della sua pelle. A onor del vero il Sindaco, probabilmente resosi conto delle affermazioni fatte, ha poi ritrattato. Forse quello che è successo su un campo di provincia sarà un punto di svolta nella lotta al razzismo. Speriamo che sia così, che quello di ieri sia stato davvero un punto di svolta. Molto si deve ancora fare nel campo della lotta al razzismo soprattutto nell’ambito della vita quotidiana, le cronache giornalistiche sono piene di episodi simili e mi auguro che un episodio legato a persone famose possa aprire una fase nuova di tolleranza e di rispetto.
"Per me quello che conta, in una persona, non è che sia ebrea o cattolica, ma che sia degna di rispetto. E sono convinta che non esistano le razze, ma i razzisti. E bisogna vincerli con le armi della sapienza” –  Rita Levi-Montalcini
Moreno Mazzola
moreno.mazzola@tin.it