Fede e riti di società

La deputata Nunzia De Gerolamo scrive al Papa «Voglio fare la Madrina anche se non sono sposata» Fede e riti di società

Nunzia De Girolamo

Nunzia De Girolamo Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Nunzia De Girolamo avrebbe scritto una lettera al papa lamentandosi di non aver potuto essere la madrina di cresima della nipote perché non sposata in chiesa. La nostra si meraviglia molto di questo trattamento, non lo accetta, non lo comprende e, soprattutto, minaccia di votare la legge sulle unioni civili, compresa la stepchild adoption.
Questo episodio mette bene in luce la confusione che regna nelle menti e nell’immaginario di moltissimi italiani riguardo alla vita religiosa dei cattolici. Essere padrino o madrina, infatti, è concepito come un puro e semplice rito di società dovuto a chiunque lo chiede, a prescindere. Stupisce poi che un deputato, un rappresentante del parlamento, una persona eletta per comprendere e difendere il bene comune non si renda minimamente conto di aver scritto una cosa senza averla verificata bene. Se avesse consultato il codice di diritto canonico avrebbe compreso che il parroco ha fatto quello che era tenuto a fare: “Per essere ammesso all’incarico di padrino, è necessario che (questi) … conduca una vita conforme alla fede e all’incarico che assume” (Canone 874).
E la signora De Girolamo, come convivente non sposata in chiesa, pensa di avere questo requisito definito "necessario" dal Canone?
Ma al di là delle argomentazioni giuridiche c’è da chiedersi, come mai né all’onorevole, né ai suoi congiunti sia minimante venuta in mente la cosa fondamentale: che il padrino e la madrina devono essere in grado di aiutare il battezzato a conoscere e a vivere la fede cattolica.
A discolpa della De Girolamo possiamo dire che nell’immaginario comune tutte queste cose non sono minimamente sentite come importanti da molti cattolici, i genitori stessi e, qualche volta,  anche noi sacerdoti che tendiamo a fidarci e ci limitiamo a verificare solo la correttezza giuridica, come se questa fosse, di per sé, sufficiente.
In un tempo in cui regnano sovrane la confusione, la superficialità, il qualunquismo, il diritto individuale come criterio assoluto, la Chiesa tutta dovrebbe tirare i remi in barca e iniziare un nuovo modo di essere nel mondo. Non certo per diventare una setta elitaria di puri, ma sicuramente per aiutare i fedeli a comprendere meglio il senso della fede, ad essere persone impegnate e convinte nel vivere quello che professano. Assumendo la misericordia come criterio di base nel relazionarsi con il mondo, cosi come esorta Papa Francesco, ma, nel contempo, evitando di svendere l’appartenenza cristiana. Oggi più di ieri c’è l’assoluto bisogno che i credenti diventino testimoni credibili della fede e questo passa sopratutto da un cordiale e fermo rifiuto delle confusioni socio-religiose e del buonismo sterile che ostacola e spesso impedisce l’autentica crescita umana e cristiana.

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