Il voto è un diritto...e un dovere

Spesso si sente parlare del diritto all'astensione, ma pochi parlano dell’esercizio del voto in quanto “dovere civico”

A prescindere dalle idee politiche, l'importante è votare anche con scheda bianca

Il futuro di molti Comuni italiani si deciderà domenica 19 giugno, quando si tornerà al voto per i ballottaggi. Le scorse votazioni hanno registrato un’affluenza preoccupante, con una media nazionale pari al 62%. Se si calcola che nel 2001 gli aventi diritto al voto che si sono recati alle urne erano superiori all’80%, è evidente come sia in atto un allontanamento degli italiani dalla politica. Chiuso il conteggio delle urne nel primo turno di Amministrative del 5 giugno, sono circolate le scuse più fantasiose atte a giustificare un’affluenza bassissima, in primis il fatto che si votasse durante il ponte del 2 giugno, di domenica e con una bella giornata. Come se tutti gli italiani partiti per il ponte avessero fatto ritorno dopo le 23 di domenica sera, e come se il meteo influisse sulla capacità di trovare 10 minuti liberi per recarsi al proprio seggio. A tutte queste persone, si aggiungono quei cittadini che mostrano un disinteresse totale, ammettendo candidamente di non essersi nemmeno informati sui programmi elettorali, altri invece si riparano dietro al “non mi aggradano i candidati, quindi non vado a votare”. Astenersi non è illegale, anche questo è un diritto, ma appunto per quest’ultima categoria di votanti/non votanti, esistono le famose schede bianche, con le quali non ci si esprime nel merito, ma che permettono di adempiere al dovere di votare. Sì, perché spesso ci si dimentica di una parte dell’articolo 48 della Costituzione Italiana che recita: «Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico». Addirittura prima della riforma elettorale del 1993, esistevano delle sanzioni simboliche nei confronti degli astensionisti, ma se anche tali sanzioni sono state abrogate (infatti non esiste l’obbligo giuridico) rimane comunque il “dovere civico” dell’articolo 48. Un dovere morale e di civiltà, che oramai viene ignorato in modo sistematico da milioni di italiani, i quali però non si faranno problemi a criticare in seguito chi troveranno a capo della propria città. Il voto rappresenta una di quelle poche occasioni a disposizione dei cittadini, che permettano un “cambiamento” concreto, non solo parlando di Amministrative, ma ovviamente facendo riferimento anche alla più alta forma democratica esistente, ovvero i referendum. Eppure è un diritto e dovere che stiamo letteralmente buttando via, rinunciando così a far sentire la nostra voce in merito a questioni riguardanti il nostro Paese, e che poi entreranno nelle nostre case. In alcune città poco più della metà degli aventi diritto di voto si è recata alle urne, e l’altra metà non poteva trovarsi tutta in vacanza, una passività imperante, alla faccia dell'"elettorato attivo". Non si sta affermando che si debba per forza votare un candidato piuttosto che un altro, bensì si vuole sottolineare come anche le schede bianche rientrino nel dovere morale del cittadino. L’importante è andare a votare, punto, a prescindere dalle proprie idee politiche. È fondamentale anche per far capire alle Istituzioni che noi ci siamo ancora, siamo interessati ai problemi e alle questioni che ci circondano, e che ancora possiamo influire nel futuro del nostro Paese

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