Dieci anni senza Giorgio Gaber, artista e uomo ironico, intelligente ma soprattutto libero

Dieci anni fa moriva Giorgio Gaber, era il primo gennaio 2003. Gaber con le sue canzoni e i suoi monologhi ha saputo fotografare al meglio un pezzo di storia dell’Italia, con i suoi vizi e le sue virtù.

Il signor G protagonista di molti spettacoli era al tempo stesso testimone della volontà di cambiare delle giovani generazioni di allora ma anche censore severo. Gaber è stato sicuramente uno degli autori che più ha colpito il pubblico per il suo essere qualcosa in più che un cantautore, qualcosa in più di un attore, e qualcosa in più di un intellettuale; per il saper leggere perfettamente il suo tempo, e anche il futuro; per il suo giudizio cinico e la capacità di metterlo da parte, il cinismo, quando serviva; per essere terribilmente serio e incazzato, e, poi, far ridere con un testo scanzonato o, semplicemente, un’espressione facciale. Dieci anni dopo, nessuno sembra avere dimenticato il cantautore milanese. È facile cadere nella retorica in queste occasioni, proprio come lo è mostrare apprezzamento verso un  pezzo della musica italiana dopo che i suoi protagonisti se ne sono andati: Tenco, De Andrè, Gaber, tutti travolti dallo stesso insolito destino. E chissà che faccia farebbe oggi a sapersi cult della musica italiana, proprio quel Gaber che, a partire da Teatro Canzone, aveva imparato a fare della fisicità e della mimica un potente mezzo espressivo. Non esisteva che il palcoscenico per lui, quel luogo da cui, lungi dal voler impartire lezioni, entrare fin sotto la pelle dell’ascoltatore, farlo divertire e insinuargli al tempo stesso la pulce del dubbio, dell’insofferenza verso il tempo e la società presente, farlo ridere e piangere contemporaneamente. Divertente, ironico, pungente, sprezzante del potere e soprattutto libero, come artista e come uomo, padre di un’invettiva giocosa che non ha paura di scherzare con autorità e tabù, come in “Io se fossi Dio” o “Destra o Sinistra” che scardinano rispettivamente cliché religiosi e politici dell’Italia dei Pepponi e don Camillo. Amante della provocazione e di ciò che è tutto tranne che accomodante, moderno oggi più che in quegli anni ’60 che lo hanno visto agli esordi, a volte snob e urticante ma con gusto, forse niente renderebbe omaggio all’artista umile verso se stesso che era, più che ricordarlo solo con la forza delle sue parole.

La libertà non è star sopra un albero,non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero,libertà è partecipazione – Giorgio Gaber
 
Moreno Mazzola
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