I progetti scaduti che infiammano il Bel Paese

Un altro - la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020 – è stato amichevolmente stroncato da Mario Monti, che con eleganza ha fatto intendere a Gianni Alemanno che in questo momento è bene rimanere con i piedi per terra, cercando di risolvere questioni più pratiche, ad esempio togliere cinque centimetri di neve dalle strade. Ma il progetto più discusso e più paradossale è quello della Tav, che a periodi regolari anima le pagine di giornali e gli schermi televisivi tanto quanto le strade della Val di Susa. In questo momento i media sono occupati a parlare soprattutto di poliziotti feriti, roghi sulle autostrade e delinquenti con caschetto in testa e bavaglio alla bocca. Scelte editoriali rispettabili; solo che ogni tanto

sarebbe utile parlare del vero oggetto della contesa, di ciò che si sta concretamente realizzando al confine tra Italia e Francia. Non è il caso di attizzare per l'ennesima volta i carboni ardenti sui motivi per cui essere a favore dell'alta velocità e quelli per cui essere contro. Capire il senso di un'opera infrastrutturale così importante e invasiva serve però a fare luce su tutto ciò che ne deriva, disordini pubblici inclusi. Se si pensa che l'idea della Tav ha radici lontane - che risalgono addirittura ai primi anni Novanta - è facile intuire perché, vent'anni dopo, la questione appare spinosa. Dal momento che il mondo muta di secondo in secondo, figuriamoci se delle previsioni sul traffico ferroviario effettuate nel 1991 trovano una conferma nel 2012. In sostanza, sta venendo fuori che i treni sulla tratta interessata sono mezzi vuoti, che il trasporto merci su rotaia è in pesante declino invece che essere in crescita, e che raggiungere Parigi da Milano in 4 ore e mezzo alla gente interessa poco, visto che l'aereo resta più veloce e pure sensibilmente più economico. Quindi, blocchiamo tutto e rinunciamo all'opera? Senz'altro no, sarebbe ridicolo. Forse ora è il caso di credere ancora di più nell'alta velocità, per dare un impulso a modalità di trasporto più efficienti ed ecologiche. È chiaro però che se la macchina-Italia è lenta e farraginosa, portare alla luce progetti importanti risulta impossibile. Soprattutto se gli stessi fautori delle grandi opere hanno idee poco chiare o poco aggiornate. Di sicuro, il progetto in assoluto migliore della nostra storia recente resta quello del ponte sullo

stretto di Messina. Geniale, innovativo, imponente. E soprattutto, non realizzato.

 

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