Il Pd e la fine delle idee

È andata come doveva andare. L'Italicum è approvato, praticamente coi voti di un solo partito e Renzi agguanta un altro obiettivo

Davide Zanardi

Davide Zanardi

È andata come doveva andare. L'Italicum è approvato, praticamente coi voti di un solo partito, e Renzi agguanta un altro obiettivo. Il Presidente del Consiglio è da rispettare se non altro per la caparbietà e la decisione con cui porta a casa i suoi risultati. Qualità non da poco nella politica italiana, da sempre intrisa di rimuginii, ripensamenti e immobilismo cronico. Renzi è un'iniezione di adrenalina nella valeriana del Parlamento.
È quantomeno curioso, però, pensare che cambiamenti così rilevanti, che riguardano anche i principi della Costituzione, vengano portati a colpi di fiducia da un tale che alle ultime elezioni non solo non ha vinto, ma non si è neanche presentato. Non è curioso, invece, nè anomalo, assistere al teatrino del Partito Democratico, tutto preso dal conflitto tra ragione e sentimento. Come era prevedibile, l'allineamento alle posizioni del premier è stato quasi totale. Qualche no è arrivato, ma anchi chi lo ha espresso si è ben guardato poi dallo scendere dalla nave del governo, a parte l'eroico e donchisciottesco Pippo Civati. 
È naturale ritenere che un partito simile possa arrivare a consensi popolari massimi, anche superiori a quelli dell'epopea berlusconiana. Il partito di Berlusconi aveva una sua coerenza e un rapporto di sostanziale correttezza con gli elettori. C'era una sola semplice regola da seguire: qualsiasi fregnaccia uscisse dalla bocca o dalla mente del Cav doveva essere considerata corretta e quindi appoggiata. Chi votava centrodestra lo sapeva benissimo ed era d'accordo con questa linea. 

Chi votava centrodestra lo sapeva benissimo ed era d'accordo con questa linea.  Nel Pd, invece, e prima ancora nell'Ulivo di Prodi, da subito si è imposta la logica delle 'due facce'. In fase elettorale è sempre sbadierata unità e appartenenza ai principi di una moderna sinistra; in fase di governo, poi, non si vedono mai nè l'una nè l'altra cosa. La sola coesione chiaramente percepibile è proprio la volontà di governare a prescindere, non importa come, non importa con chi, non importa sulla base di cosa. Un partito così vacuo e generalista non si era mai visto, nemmeno ai tempi della Democrazia Cristiana. Ed è logico aspettarsi che sia proprio un movimento simile a fare man bassa di consensi. Renzi, il pioniere dello spensierato (e a tratti, scriteriato) attivismo, è lo specchio della politica che, asciugata di idee e di valori, si rivolge al cittadino, che è a sua volta disinteressato a qualsiasi idea o valore. Il nulla nelle mani del nulla. 

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