La migliore crescita è la decrescita, per limitare il superfluo e dare il giusto valore all'essenziale

Si può crescere per sempre? La risposta, a prescindere dall'ambito di cui si parla, è comunque no. Ecco perchè i continui richiami di politici e governanti al rilancio dello sviluppo sembrano fortemente in contrasto con la natura dell'uomo e soprattutto del globo terrestre che abitiamo. Immaginare che ogni settore dell'economia possa essere perennemente in crescita e possa produrre sempre più ricchezza è poco logico, e per capirlo non serve essere degli scienziati.

Oggi come oggi è opinione comune - purtroppo - considerare il Pil l'unico parametro di valutazione della ricchezza di un popolo. Come se il senso del mondo si riducesse per intero nell'imbuto del circolo vizioso produzione-consumo-spesa-guadagno. In qualità di abitanti dei paesi più sviluppati, siamo ormai così assuefatti a un modo di vita improntato esclusivamente al materiale da non tenere conto di altri parametri di giudizio con cui valutare il nostro grado di soddisfazione, o meglio ancora di felicità. Il diktat che proviene dalla alte sfere, e che viene ovviamente ingigantito dalle distorsioni della macchina comunicativa, è: più produzione, più consumi. Quasi quasi, la capacità di acquistare un cellulare di ultima generazione viene equiparata al raggiungimento di un grado superiore di soddisfazione interiore. Mentre il vero indice di sviluppo che si dovrebbe avere come faro-guida è quello che misura - ammesso che sia possibile - il grado di realizzazione personale di ogni individuo e di conseguenza di ogni società. «Penso ad una felicità duratura che si raggiunge da una completa trasformazione della mente e che può essere ottenuta coltivando la compassione, la pazienza e la saggezza - ha dichiarato il Dalai Lama -. Allo stesso tempo, a livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità». Già, la vera felicità. La crisi più autentica non è probabilmente quella economica, ma è la crisi della felicità. Per raggiungere o recuperare un naturale e positivo atteggiamento verso la vita occorre però, almeno in parte, liberarsi dalle ossessioni materialistiche e produttivistiche del nostro tempo. Paradossalmente, significa porre dei limiti alla crescita, se questa è causa di angoscia, di malessere e di impoverimento interiore. Decrescere non vuol dire tornare a un'esistenza frugale, ma limitare il superfluo e concentrarsi sull'essenziale. Missione impossibile? Forse, ma provarci è indispensabile, per il benessere nostro e delle generazioni che verranno.

Davide Zanardi

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