La raccomandazione: il vizio di molti e il beneficio di pochi

Non ce ne voglia il ministro Cancellieri, ma il suo volto pacioso e rubicondo ha tutto fuorchè quello della missionaria. Diciamo piuttosto che tutta la vicenda che la vede coinvolta assieme alla famiglia Ligresti ruota attorno a una parolina: raccomandazione.

E ammettere questa piccola grande verità sarebbe bastato alla coriacea Annamaria per evitare una stucchevole telenovela parlamentare-mediatica e rimanere sulla sua robusta poltrona sicuramente senza l'applauso della folla, ma per lo meno con la coscienza a posto. Ovvio, il clientelismo è forse il più frequente e radicato tra i numerosi vizi italici: il padre che sistema il figlio in banca, il primario che fa saltar fuori in pochi minuti un posto letto in un ospedale pubblico, l'impresario che si presenta all'appalto sicuro dei buoni servigi dell'amico sindaco. Sono episodi tipici della nostra storia e della nostra quotidianità, condita da favoritismi, strizzatine d'occhio e calci nel didietro, dove tutti più o meno abbiamo provato - e alcune volte ci siamo riusciti - a farci raccomandare. La sindrome da 'corsia preferenziale' è qualcosa di difficilmente estirpabile. È un segmento impazzito del nostro Dna. È chiaro che la raccomandazione cronicizzata raggiunge la sua perversione maggiore proprio quando è l'istituzione a esserne protagonista. Il caso Cancellieri-Ligresti è emblematico, così come quello dell'Ilva. Qui è il potere che raccomanda il potere, l'autorità pubblica che favoreggia per la cose sporche. Certo, il disgusto è all'apice, soprattutto quando politica e amministrazioni, come è successo a Taranto, riescono per anni a ovattare in un silenzio mortale un dramma collettivo, dove la salute e l'incolumità dei cittadini vengono messi sul tavolo da gioco per accrescere i profitti di pochi. Nonostante questo, qualcuno particolarmente pragmatico suggerisce di non combattere il 'vizietto', ma anzi di accettarlo per quello che è e di guardarne agli aspetti positivi: un aiutino anche al limite della legalità, in fondo, può dare un lavoro a chi non ce l'ha o garantire un intervento chirurgico a un malato in difficoltà. In questo utilizzo distorto della morale gli uomini di potere sono sempre dei maestri. Ecco perché la raccomandazione è facile per molti, ma va a segno quasi sempre soltanto per pochi.
Davide Zanardi

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