La sindrome da rientro dalle ferie

Siete appena ritornati da un lungo periodo di ferie estive e magari avvertite un malessere generale sotto forma di mal di testa, sonnolenza, tristezza, nervosismo, nausea, disturbi digestivi, formicolii alle mani, scarsa capacità di concentrazione. Non vi preoccupate più di tanto: probabilmente siete vittime della “sindrome da rientro” dalle vacanze estive.

I sintomi compaiono soprattutto in coloro che si sono subito tuffati nelle consuete attività lavorative. Le cause di tali malesseri vanno ricercate soprattutto nel fatto che in molti individui la mente e il fisico non sono in genere pronti per sopportare il notevole surplus di energie interne richieste dal brusco cambiamento di ritmi e di alimentazione. La sindrome colpisce soprattutto il gentil sesso perché solo durante le ferie le donne riescono finalmente a sospendere le solite noiose e faticose attività domestiche (pulire, stirare, cucinare). Ed ecco allora qualche consiglio per ridurre al minimo i malesseri:

· Rientrare dalle ferie 2-3 giorni prima della ripresa dell’attività lavorativa;

· Appena riprendete il lavoro consideratevi ”in rodaggio” ovvero, regolate, giorno dopo giorno, il vostro impegno lavorativo, fino a entrare a  “regime” dopo 1-2 settimane;

· Le calorie nell’alimentazione – di solito eccedenti  durante le ferie –  vanno ridotte a non più di 2000 al giorno  ma senza saltare i pasti;

· Riequilibrare i ritmi del sonno andando a letto tra le 23 e mezzanotte e alzandosi intorno alle 7.

Ma molto spesso la sindrome da rientro si manifesta con altri sintomi quali spossatezza, qualche linea di febbre, dolori muscolari, raffreddore e mal di gola, malesseri che, tra l’altro, proprio nei giorni appena passati hanno colpito molti tra coloro che sono appena ritornati da un lungo periodo di ferie in paesi caldi o esotici. Questo tipo di sindrome viene scambiata spesso per un’influenza, anche se i disturbi sono scatenati, anche in questo caso, da virus, il più delle volte già presenti in maniera stabile nel nostro organismo, ma, talvolta, presi invece in un paese esotico.

Sono tre le circostanze che favoriscono l’insorgere di questo secondo tipo di ”sindrome da rientro”: lo stress da viaggio di ritorno - specie se di lunga durata e in ambiente disagiato - il quale ha l’effetto di abbassare le difese immunitarie dell’organismo che diviene così più vulnerabile dai virus; il brusco passaggio, all’atto del rientro,  da un clima all’altro, specie nel caso in cui si rientri da paesi particolarmente  più caldi e specie se  - come è avvenuto quest’anno al Centronord - il rientro in Italia coincida con un periodo caratterizzato da temperature piuttosto fresche; e, infine, il peso psicologico della ripresa del lavoro, specie in coloro che svolgono mansioni routinarie e di scarso appagamento, e che quindi avvertono la ripresa del lavoro come un ritorno alla frustrazione, all’abitudine, alla noia e all’impossibilità di nuove evasioni fino alla prossima estate.

 

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