L’Aids è un flagello che dovrebbe riguardare il mondo intero

Questa malattia è ancora presente e attiva e comporta un cambiamento significativo sul fronte dei rapporti umani, una consapevolezza nei comportamenti da tenere soprattutto in materia sessuale. Fra 25 anni l'Aids diventerà la terza causa di morte globale, dopo le malattie cardiache e l'infarto. Un quadro d'insieme tutt'altro che rassicurante. L’Aids, sindrome da immunodeficienza acquisita (Acquired Immune Deficiency Syndrome), ha ucciso più di 25 milioni di persone dalla sua apparizione nel 1981. La malattia è molto presente nell’Africa sub-sahariana, dove colpisce maggiormente le donne. In quest’area si contano due terzi dei nuovi casi di contagio, anche se il loro numero è calato a 1,7 milioni contro i 2,2 milioni del 2001. La situazione sembra favorevole a una piccola inversione di tendenza, ci si ammala meno dell’anno precedente, ma, proprio per questo, non bisogna abbassare il livello di attenzione perché il calo è dovuto sia a una modifica dei comportamenti sia all’efficacia dei nuovi farmaci retro virali, non a un vaccino. Il primo dicembre dovrebbe essere stata un'occasione per fare il punto sul rischio di contagio a livello mondiale e per promuovere una battaglia collettiva contro Aids e Hiv. Una battaglia che deve partire, prima di tutto, da un'informazione corretta e che non può esaurirsi, come informazione, solo all’1 dicembre. Sono ancora troppi i dubbi e le incertezze che accompagnano la malattia, anche nel nostro Paese. Come l'errata convinzione che esista un vaccino in grado di immunizzare dall'Aids. In Italia circa il 27% dei giovani crede che un vaccino sia disponibile. La disinformazione si trasforma, inevitabilmente, in un comportamento a rischio: le nuove infezioni da Hiv in Italia sono circa 3.000-3.500 l’anno. Cifre allarmanti, e dietro ai numeri ci sono le storie vere di uomini, donne e bambini. Persone che vivono ogni giorno sul crinale di una vita non più normale, con le gioie e i dolori, le vittorie e le sconfitte di una vita appesa al filo dell'Aids. Purtroppo, oltre alle difficoltà oggettive quotidiane, devono fare i conti anche con l'altro fronte della malattia, altrettanto implacabile: il pregiudizio e l'indifferenza. Chi è preposto alla crescita culturale delle persone e al loro benessere dovrebbe impegnarsi di più nell’informazione e nell’approfondimento.

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