Nonostante quello che afferma il Presidente della Repubblica il 25 Aprile non è ancora la festa di tutti

Ripristinare la verità è l’elemento necessario per una vera riconciliazione nazionale

Giuseppina Ghersi

Giuseppina Ghersi Ragazzina di 13 anni violentata, torturata ed infine uccisa con un colpo di pistola dai partigiani (italiani) il 30 Aprile 1945, per un tema che aveva ricevuto il plauso di Benito Mussolini

Il 25 Aprile festeggiamo la Liberazione da quel ventennio vergognoso dove la dittatura, i crimini e la seconda guerra mondiale, gettarono l'Italia in un profondo baratro. Giusto che la storia sia ricordata, a futura memoria. Ma la storia va ricordata tutta, per una verità che riconcili il popolo italiano non ci possono essere assassini di serie A e assassini di serie B. La storia la scrivono i vincitori e succede che  nei libri di storia e nelle cerimonie di commemorazione domina il pensiero unico figlio di una propaganda filo comunista dove i partigiani sono santificati. Conosciamo storie di brigate partigiane coraggiose, che con sprezzo del pericolo contribuirono a liberare l'Italia.  Conosciamo il fermento di quegli anni che portò alla stesura della Costituzione. Ci sono anche altre storie però che addirittura non vengono raccontate ai giovani per opportunità politica. Ecco che allora accanto alla celebrazioni di tanti eroi è necessario denunciare e ricordare i numerosi eccidi compiuti dai partigiani in quei giorni a cavallo fra la resa incondizionata in Italia delle forze tedesche e fasciste repubblicane, e la metà di Giugno 1945. Fra gli atti criminali più efferati ci fu la strage di Codevico, dove  elementi della 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini", comandata da Arrigo Boldrini si macchiarono dell'eccidio di 136 cittadini italiani  trucidati per vendetta, previo giudizio sommario, morti in scontri a fuoco tra cui vittime seviziate. Il 28 Aprile, 126 giovani e 472 uomini della Scuola Allievi Ufficiali di Oderzo si arresero al Comitato di Liberazione Nazionale(C.N.L.) con la promessa di avere salva la vita. Ma quando arrivarono i partigiani della Brigata Garibaldi “Cacciatori della pianura” comandati dal partigiano Bozambo l’accordo fu considerato carta straccia e il 30 aprile cominciarono a uccidere. In totale le vittime trucidate dalle Brigate partigiane fra gli ufficiali della scuola di Oderzo furono 144. La sera del 26 aprile 1945 transitò per Lecco una colonna di 160 uomini del Gruppo Corazzato “Leonessa” e del Btg. “Perugia” che ripiegava su Como dopo un giorno di combattimenti con i partigiani trattarono la resa e una volta posate le armi i 13 ufficiali e i tre vice brigadieri furono uccisi.  Fra Genova e Savona, ai primi maggio 1945, i partigiani 200 marò del presidio di Sassello della Divisione “San Marco” furono trucidati, a guerra ormai conclusa. I cadaveri, non sono stati ancora rinvenuti tutti. 11 maggio 1945, 38 prigionieri politici fascisti durante il viaggio di trasferimento dalle carceri di Alessandria a Savona vennero uccisi dai partigiani in una località a breve distanza dall'abitato di Cadibona. Negli anni a seguire il processo per strage ai cinque partigiani di scorta fu estinto per l'emanazione del Decreto del Presidente della Repubblica in data 11 luglio 1959 n. 460 il quale concedeva amnistia per i reati politici  commessi dal 25 luglio 1943 al 18 giugno 1946. ll 26 aprile 1945 un plotone della 6^ Compagnia della Legione Tagliamento di presidio al Passo della Presolana composto da 46 militi si arrese prete del luogo, Don Giuseppe Bravi, era anche segretario del C.L.N. locale avendo avuto garanzia di trattamento in base alle norme della Convenzione di Ginevra. Ma due camioni di Partigiani provenienti da Lovere si fece consegnare i prigionieri e 43 di loro vennero condotti presso il cimitero di Rovetta e qui fucilati. Ben 28 di loro avevano meno di 20 anni. Dopo la guerra alcuni di quei partigiani ritenuti responsabili della strage furono individuati e processati .Ma la sentenza non fu eseguita per il  Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 194 del 12 aprile 1945, firmato da Re Umberto di Savoia, che dopo essersi piegato ai fascisti garantì l'impunità  alle azioni partigiane di qualsiasi tipo perché da considerarsi “azioni di guerra”. 25 aprile 1945 Lovere (Bg) 6 militari giustiziati a colpi di mitra.  L’eccidio dell’Ospedale psichiatrico di Vercelli nei giorni dal 23 al 26 aprile 1945, dove 140 dei 2000 militari repubblichini che si erano arresi insieme furono massacrati barbaramente e gli altri si salvarono solo perché arrivarono gli americani. Il massacro di Schio (Vc), 7 luglio 1945, per l'opinione pubblica anglosassone una macchia indelebile, una brutta pagina di storia, dove 54 persone furono uccise senza pietà perchè presunti fascisti. Il massacro di Avigliana (To) dove il 28 Aprile 1945 furono uccisi, a guerra finita, dopo che si erano arresi ed erano stati disarmati, 33 militari della R.S.I. L'elenco potrebbe andare avanti per altri centinaia e centinaia di altri omicidi. Per il Presidente della Repubblica Mattarella il 25 Aprile è la festa di tutti, ma si sbaglia. Solo quando sarà, riconosciuta la verità storica a tutti i livelli e la retorica filocomunista sparirà dai discorsi istituzionali che troppo spesso trovano scomodo guardare in faccia la realtà dei fatti, sarà finalmente la festa di tutti.   

Ai vivi si devono dei riguardi, ai morti si deve soltanto la verità.
Voltaire, “Lettere scritte nel 1819”

Giulio Carnevale