Perché voterò NO al referendum in Lombardia

«Inutile e contrario ai principi di solidarietà» - L'opinione di Giancarlo Trigari

Domenica 22 ottobre in Lombardia gli elettori sono chiamati, secondo i proponenti, a dare il loro parere in merito al futuro della Regione.
Il quesito, confezionato per evitare obiezioni costituzionali (non siamo in Catalogna), chiede all'elettore il permesso per andare a trattare con il governo centrale forme di maggiore autonomia per la Lombardia. Questa impostazione è quella sottolineata dal Presidente della Regione, Roberto Maroni: «Se vincono i si, il giorno dopo vado a Roma a far sentire le ragioni del popolo lombardo. Vado a chiedere tutto quello che si può ottenere». Per inciso l'elettore si può chiedere come mai non l'abbia fatto finora, senza apettare il referendum.
È di tutta evidenza che se il governo, sentite le ragioni dei lombardi, risponde: «Non è il momento opportuno, abbiamo altre gatte da pelare, ne riparliamo in seguito», Maroni ritorna a Milano e i lombardi avranno ulteriori motivi per essere furibondi per l'ennesimo spreco di soldi pubblici per un po' di propaganda per la Lega Nord.
O forse in questo caso Maroni organizzerà la secessione della Lombardia sul modello Catalogna? Mi permetto di esprimere forti dubbi in proposito, anche perché i lombardi, gente operosa che ogni mattina si alza presto per andare a produrre, non ha tempo per giocare alla rivoluzione con Maroni. Come ha fatto notare in TV il comico Crozza, la richiesta di maggiore autonomia si poteva fare con una lettera. Si sarebbero spesi 50 centesimi al posto di 50 e passa milioni!  Senza contare il tempo di svago nel fine settimana sottratto alla gente che in una maniera o nell'altra dovrà occuparsene (per compensi ridicoli) o semplicemente per raggiungere il seggio e votare.
La Lega Nord vuole scimmiottare i 5 Stelle, mostrando che anche loro interpellano il popolo sovrano tramite la rete.  Come per i 5 Stelle il dubbio che ci possano essere manipolazione del voto è pienamente giustificato. C'è sempre qualcuno che insinua il dubbio quando il voto si esprime nero su bianco, figuriamoci con le memorie volatili dei computer. Non sostengo che nei computer i dati si volatilizzano, ma che assicurare che i dati originali arrivino a destinazione integri richiede la correttezza di tutti gli operatori e tantissimo impegno. Gli attacchi agli elaboratori del Pentagono dimostrano che qualsiasi sistema di sicurezza si può violare.
Si potrebbe obiettare che negli USA da tanto tempo si utilizza il voto elettronico. La differenza sta proprio lì: “da tanto tempo”. Maroni vuole improvvisare un sistema elettronico di voto, sconosciuto agli operatori che lo proporranno, e agli elettori (immaginate i più anziani) e ne affida la gestione a Lombardia Informatica.
Recentemente Lombardia Informatica ha ricevuto una severa reprimenda dal garante della privacy per aver messo a rischio la privacy di milioni di cittadini lombardi. Ho mezzo secolo ed oltre di esperienza sui sistemi informatici e posso affermare con assoluta sicurezza che mai, ripeto mai, la prima volta che un sistema informatico complesso è stato avviato, tutto è filato liscio. Nel migliore dei casi ci sono stati inconvenienti piccoli e grandi a cui si è potuto rimediare con alcune nottate di lavoro di grandi esperti.
Non si potrà aspettare una settimana o più per dare i risultati, per cui dove ci saranno degli inghippi si può presumere che i risultati saranno inventati. In questo caso coloro che sono andati a votare potrebbero sentirsi presi in giro. Naturalmente non si può escludere un funzionamento perfetto di tutto il sistema, per quanto estremamente improbabile. Auguri a Maroni e compagni! Per quanto riguarda il merito del quesito referendario, in termini pratici si può sintetizzare così: “Volete che in Lombardia si spendano più soldi, versati alle casse dello stato dai lombardi?”. Messo in questi termini, senza alcun riferimento ad un qualsiasi contesto, non è possibile non essere d'accordo. E infatti tutti coloro che non vanno troppo per il sottile si affretteranno a votare: si. Costoro penseranno: “Non vogliamo che altri sperperino i nostri sudati guadagni, come succede adesso!”
Si tratta di una posizione che considero improponibile per il semplice fatto che i lombardi vivono in Italia e non solo negli angusti confini della Lombardia.  Tutto quello di positivo, in tutti i settori, che viene prodotto nel nostro Paese, nasce dallo sforzo collettivo di tutti gli Italiani. Se sottraiamo risorse al resto del Paese, con la speranza di migliorare il tenore di vita di una regione ricca come la nostra, rischiamo di fallire questo obiettivo rendendo meno efficienti i servizi offerti dall'amministrazione centrale. In questa maniera restituiamo, moltiplicati, e indirettamente, i fondi conquistati con l'autonomia. Una regione tanto ricca la nostra da poter permettersi di sperperare milioni in questo inutile referendum. Autonomia che non corrispone ad alcuna situazione reale, perchè con la globalizzazione né l'Italia né l'Europa possono considerarsi autonome dal resto del mondo.
Il nostro interesse principale dovrebbe essere quello di rafforzare e rendere più efficienti le istituzioni nazionali perché il nostro Paese, unito, possa competere in tutti gli scenari della globalizzazione. 
In questo senso sarebbe invece giusto abolire anche i privilegi delle altre Regioni e Provincie a statuto speciale. In alcuni casi la grande disponibilità di fondi in queste istituzioni ha dato luogo solo a sperperi scandalosi senza che le popolazioni ne traessero un beneficio in proporzione.
Possiamo affermare che la Lombardia ne sarebbe sicuramente indenne? No.
Ci limitiamo a ricordare che la stagione di “mani pulite” è iniziata a Milano, dove Mario Chiesa, in nome del partito socialista, taglieggiava i fornitori di una venerabile istituzione lombarda.
Non si può dimenticare che l'organo di autogoverno della magistratura ha sottolineato che la corruzione nella pubblica amministrazione è ben lungi dall'essere terminata dopo la stagione di “mani pulite”.
Ultima considerazione di carattere morale, che integra tutte le precedenti.
Nessun cattolico che si possa realmente definire tale può approvare azioni volte a vanificare il principio di solidarietà. Se si aderisce ad una dottrina che predica di donare ai meno abbienti una parte delle proprie risorse, e si vuole minimamente conformare il proprio stile di vita alla dottrina, a questo referendum si deve votare in una sola maniera: NO.
Giancarlo Trigari

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