La contrapposizione religiosa fra sciiti e sunniti nasconde la lotta per l’egemonia del mercato petrolifero

Mario Orfei, imprenditore impegnato in medioriente, fa un’analisi del difficile momento politico del mondo islamico

Mario Orfei

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Molti si staranno chiedendo il perché di queste lotte interne tra musulmani

Molti si staranno chiedendo il perché di queste lotte interne tra musulmani. Incomprensibili ai più, ma in realtà con ripercussioni tragiche sulla stabilità mondiale e sulle possibili riaperture a dialoghi commerciali. Secondo l’Islam, Allah è il solo Dio e Maometto è il suo profeta; fin qui, tutti d'accordo. Le cose si complicarono quando morì Maometto, 632 d.C. Una parte dei musulmani affermò che il legittimo erede doveva essere Ali', genero di Maometto, e successivamente tutti i suoi successori; gli eredi quindi detti Imam, sarebbero diventati  gli unici a detenere il potere politico e religioso: gli sciiti. L'altra parte dei musulmani invece nominò eredi la cerchia degli amici di Maometto, i califfi, affidando loro il compito di essere  garanti della comunità, ma senza nessun potere religioso: i sunniti.  Da qui nacque una divisione secolare. I sunniti sono la maggioranza dei musulmani e vedono i loro fratelli sciiti come rivoluzionari e blasfemi e da sempre non esitano a metterli a morte quando possono. D'altro canto gli sciiti reagiscono anch'essi, con non meno violenza, ma sono e rimangono in minoranza, principalmente concentrati in Iran, Iraq, Libano, Yemen e Bahrein.  Ai disinformati viene facile affermare che è una guerra di cui noi occidentali  non dobbiamo curarci. Sbagliato! La storia recente ci insegna che al di là delle dispute religiose, i veri motivi che muovono questa contrapposizione sono ben altri. L'Arabia Saudita, per la prima volta, ha varato delle norme interne di "austerità". Niente a confronto delle nostre, ma questo la dice lunga sulle difficoltà economiche che questo ricco stato comincia ad avere. Il prezzo del barile è ai minimi storici, e gli arabi non guadagnano più come prima. Cosa succederebbe se l'Iran, con le sue enormi riserve, uscisse definitivamente dall'embargo e immettesse sul mercato mondiale il suo petrolio? Un disastro per l’economia araba. Per questi motivi  i sauditi hanno dato il via ad una politica di destabilizzazione dell’area, in modo da rimandare i processi di pacificazione avviati dall’Iran con l’occidente. Se l'Iran reagirà con violenza, inevitabilmente il processo di cancellazione dall'embargo subirà dei rallentamenti e i sauditi tireranno un sospiro di sollievo nell'attesa del rialzo del barile. Stiamo alla finestra, e osserviamo con apprensione ed interesse. Una divisione così netta tra musulmani  è pericolosa e deprecabile, ma purtroppo fa gioco per la politica estera di quelli che si ergono a  padroni del mondo "Dividi et impera".
Mario Orfei


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