Politici e cittadini comuni? Più vicini di quello che sembra

È triste da ammettere, ma politica e società non sono così lontani come ci farebbe comodo pensare

Davide Zanardi

Davide Zanardi Editorialista

È una mezza verità, nulla più. Certo, se si guardano le dinamiche lavorative e i privilegi della classe politico-dirigenziale del paese, viene immediato pensare che questi buontemponi che ci governano vivano su un altro pianeta. 
Ma la realtà è un po' differente da questa versione di comodo, che sosteniamo più per deresponsabilizzarci da ciò che succede che per vero convincimento. Non c'è infatti forse al mondo una nazione come l'Italia, dove l'ambito politico rispecchia in maniera così precisa e fedele il proprio popolo. Non è un grande auto-complimento, ovvio. Eppure la sostanza è questa. E non soltanto perché, come diceva Aristotele già 2.500 anni fa, ogni popolo ha il governo che si merita. Come potrebbe un gruppo dirigente essere diverso dall'ambiente dove si è formato e dallo stuolo di votanti che lo ha eletto? Non c'è un po' - o tanto - dell'italiano medio in Renzi, in Berlusconi, in Grillo, in Salvini? E soprattutto, nel comportamento vanesio, menefreghista e intrallazzatore del politico, come non rivedere alcuni dei nostri atavici vizi capitali? 
Uno degli esempi più chiarificatori in materia è quello della pressione fiscale. Tanto è rapido e deciso lo Stato a imporre le sue gabelle per sottrarre soldi ai cittadini e poi sperperarli, tanto il popolo è solerte a evadere, o perlomeno a cercare di farlo. Ascoltando le motivazioni dei due soggetti, entrambi hanno ragione. Lo Stato alza e inventa le tasse perché c'è troppa evasione. Il popolo evade perchè le tasse sono troppo alte. In realtà sia l'uno che l'altro ragionano allo stesso modo: salvaguardano l'orticello, portano acqua al proprio mulino. E chi se ne frega del resto del mondo (nella fattispecie, quelli che non possono sfuggire alla morsa delle imposte). Anche perché le regole sono spesso un optional. Abbiamo da due anni al governo partiti che non hanno vinto le elezioni e un presidente del Consiglio che alle elezioni non si è neanche presentato. Se non è qualcosa di simile a un inganno, poco ci manca. Eppure, questa singolare evoluzione, che in altri paesi sembrerebbe scandalosa, da noi è stata accettata pacificamente. Anzi, i partiti e i personaggi protagonisti di questo torbido schema sono riusciti addirittura ad aumentare il loro consenso. C'era da aspettarselo. Furbizia, opportunismo, arte dell'arrangiarsi. Caratteristiche che ci legano - purtroppo o per fortuna - ai nostri politici. 

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