Povertà, disoccupazione, pressione fiscale: ecco i temi su cui il nuovo governo dovrà impegnarsi

Parlare dei salari in Italia, in TV e sui giornali, è cosa alquanto bizzarra, si tratta infatti di comunicare al povero che tale è, come se ci fosse bisogno dell’ISTAT per sapere ciò che gli Italiani vivono ogni giorno sulla loro pelle. Le classi più deboli (pensionati, disoccupati, precari) possono benissimo essere considerati poveri secondo quelli che sono oggi i parametri europei o più in generale quelli del mondo occidentale.

Il ceto medio, abbastanza ampio in Italia per via dell’appiattimento degli stipendi, sta praticamente scomparendo nel senso di ceto non ricco, ma nemmeno povero, scivolando sempre più verso il basso, schiacciato dalle tasse, dall’aumento dell’inflazione, quella reale ovviamente non quella dell’Istat. Si salva solo, ma non si sa ancora per quanto tempo, la parte alta della classe media o chi ha un supporto dalla famiglia di origine. Che il cosiddetto ceto medio è allo stesso tempo il più numeroso e il più tartassato è cosa nota, infatti, le tasse in Italia sono sì a scaglioni con aliquote progressive, ossia chi più guadagna, è assoggettato a una aliquota sempre più alta, ma per il nostro fisco basta poco per essere ricchi: in pratica due coniugi entrambi impiegati, con figli risultano fuori da ogni sostegno in termini fiscali a parte le minime detrazioni previste per legge.
In Italia inoltre si riscontra un aumento della disoccupazione giovanile e di conseguenza una ormai fisiologica difficoltà dell’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro italiano dove vige il minimo di mobilità a un estremo, il massimo di precarietà all'altro e questo risulta essere uno spreco di risorse che avvilisce i giovani e intacca gravemente l'efficienza del sistema produttivo. Se in questa situazione consideriamo la recessione, dovuta ad una crisi economica che continua, essa ha reso più difficile la situazione e il tasso di disoccupazione dei giovani sfiora il 30%, cioè uno su tre non lavora e chi ha un lavoro molte volte è precario.
Inoltre a parità del tasso ufficiale di sconto della BCE, ad oggi si è raggiunto il minimo storico, uguale in tutti i Paesi europei che utilizzano l’euro come moneta, i tassi sui mutui in Italia sono più alti di circa due punti percentuali rispetto alla media europea. Il problema non è più differibile, occorre affrontarlo in modo serio e strutturale, agendo anche a livello europeo; tutti dicono che occorre intervenire, ma alla prova dei fatti le dinamiche salariali non sono adeguate al costo della vita. Alcuni provvedimenti possono essere messi in pratica abbastanza velocemente. Provvedimenti come: ulteriore riduzione del cuneo fiscale a favore dei lavoratori; detassazione degli straordinari e dei premi aziendali; riduzione delle aliquote fiscali, detassazione delle imprese che investono.
La pressione fiscale è ai massimi storici, i consumi rallentano, l’inflazione aumenta e - se non si corre ai ripari - il giocattolo italiano, ossia il benessere diffuso in un contesto comunque molto disomogeneo e con problemi cronici, si romperà. Il governo dovrà intervenire con misure strutturali per far fronte a questa situazione che è la causa primaria del rallentamento della nostra economia. Questo tema assieme alla riduzione della spesa, unita ad una nuova politica del lavoro, soprattutto per il lavoro precario e giovanile, all’adeguamento delle infrastrutture devono essere i temi principali sui quali il governo dovrà impegnarsi.

I governi devono essere conformi alla natura degli uomini governati; anzi, essi sono il risultato di quella natura – G. Vico

Moreno Mazzola
moreno.mazzola@tin.it