Senza memoria non abbiamo futuro, perché cancellare la festa del papà?

In una scuola materna di Milano il collegio insegnanti ha deciso quest'anno di non fare il tradizionale lavoretto per la festa del papà

Low angle shot of a father and son playing airplane outside

In molte scuole materne, e nei primi anni delle elementari,  è diffusa la consuetudine di proporre lavoretti, attività, filastrocche o scritti nei quali i bimbi possano esprimere i propri pensieri o raccontare la relazione che hanno con il padre.  In un asilo comunale di Milano, è stata cancellata la festa del papà. Una tradizione che affonda le sue radici nella nostra cristianità, vissuta da tutti noi con orgoglio, prima da figli, poi da genitori. Quei cuoricini che battono forte, fieri, per quel lavoretto realizzato con abilità, per quella poesia o quella filastrocca imparata a memoria da recitare davanti al proprio padre; quelle lacrime che si trattengono a stento nel ricevere quelle manifestazioni d’affetto del proprio figlio, rischiano di diventare un ricordo destinato a sbiadirsi col passare degli anni. È cronaca di questi giorni che, per non urtare la sensibilità di alcuni bambini con due mamme, la festa di San Giuseppe, è stata sostituta  dalla scuola materna comunale del quartiere Isola, con una festa delle etnie.  Si badi bene: non viene eliminata perché cristiana di San Giuseppe - da tempo si è trasformata nelle scuole pubbliche nella laicissima festa del papà - ma viene eliminata dal corpo docente, per non mettere a disagio gli alunni delle coppie arcobaleno. Da sempre la festa del papà o della mamma in tutte le famiglie dove uno dei genitori manca, a causa della prematura scomparsa di uno dei genitori, è sempre stata causa di preoccupazioni sia da parte dei genitori che degli insegnanti. La scuola è un fattore scatenante, ma i disagi che emergono sono già presenti nel bambino e non è positivo tacerli o non considerarli. Insieme, insegnanti e genitori hanno sempre affrontato situazioni del genere, preparando i bambini all’evento. Ovviamente le spiegazioni devono arrivare nel momento opportuno, essere comprensibili, a misura di bambino. Ma nonostante questo è un passaggio della vita di ognuno di noi che ci ha aiutato a crescere, riconoscere il papà  e la mamma come pilastri fondamentali della propria famiglia, come punti di riferimento, esempi da seguire. È la genesi del rapporto genitori-figli. Tutto questo, instaura con la famiglia quel rapporto di fiducia e complicità necessario poi nella crescita, nel passaggio all’adolescenza. Ma soprattutto, i bambini imparano a non dare tutto per scontato, imparano come può essere spiacevole per un loro coetaneo non avere il papà o la mamma. E come in quei giorni la solidarietà nei confronti dei meno fortunati, germogli direttamente dal cuore, stimolato dagli eventi belli ma anche tristi che la vita riserva.  Senza memoria non abbiamo futuro, e se passasse questo principio perderemmo un pezzo della nostra storia. Se come afferma la propaganda dei paladini della genitorialità omosessuale,  le due mamme o i due papà  fanno da mamma e papà, e per un figlio non c’è necessità di avere un padre e una madre per crescere bene, qual significato ha, dunque, cancellare questa festa?
Giulio Carnevale

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