Strage di Nizza: «Il cuore dell’uomo è abitato dal male»

«Riconosciamo che il male fa parte della nostra personale esperienza terrena, riconosciamo la sua forza e la sua presenza e i suoi sottili ed evidenti dinamismi»

Un giorno come tanti; apro il giornale e un pugno mi colpisce in pieno stomaco: a Nizza, durante i tradizionali festeggiamenti per il 14 luglio, la festività nazionale più sentita dai francesi, un camion di quindici metri si lancia sulla folla che assiste gioiosa ai fuochi pirotecnici. Un nuovo attentato, dopo quello, altrettanto scioccante, di pochi giorni fa in Bangladesh; una spirale verso il basso che sembra non avere mai fine. I commenti a caldo e le analisi sociologiche si moltiplicano e, sicuramente, anche noi abbiamo le nostre convinzioni personali sul perché questo accade. Anche noi, andando a ritroso, possiamo identificare nella ricerca della egemonia culturale ed economica dell’occidente  le cause più remote di questo fenomeno e nell’insorgere dell’islamismo radicale e fanatico quelle più prossime. Tutte cose vere e concorrenti ma assolutamente insufficienti a spiegare i veri motivi per cui un delinquente convertito in carcere si trasformi in un eroico paladino di Dio facendosi saltare in aria, o per cui giovani benestanti di un paese emergente, come il Bangladesh, abbandonino posizioni di privilegio per farsi volontariamente uccidere. C’è però una causa ben più profonda , di cui nessuno parla, alla quale nessuno fa riferimento partecipando così,  inconsciamente, a un esercizio esorcistico collettivo per rimuovere ciò che non si vuole ammettere con estrema chiarezza e sano realismo:  il cuore dell’uomo è abitato dal male. In una società dove si vuole eliminare la presenza di Dio, necessariamente si tende a banalizzare il mistero del male che avvolge la vita degli uomini, di tutti gli uomini, anche il nostro. È' più facile pensare alle cause esterne piuttosto che interrogarsi su quelle interne. Ma finché non abbiamo il coraggio di guardarci dentro, finché non abbiamo l’intelligenza critica di vedere il male che ci abita personalmente, finché non riconosciamo responsabilmente il male che ognuno di noi immette nella società, ne resteremo schiacciati. Andando al di là delle tante analisi sociologiche, dobbiamo avere il coraggio di farne una spirituale e psicologica e domandarci con fredda lucidità: ma io come mi pongo nei confronti del male? Parliamo del male insito in tante scelte quotidiane, il male feriale, anonimo, non quello metafisico. Che cosa faccio io prima come uomo e poi come cristiano per eliminarlo? Tendo di più a combattere quello altrui o quello che è dentro di me? Riconosciamo che il male fa parte della nostra personale esperienza terrena, riconosciamo la sua forza e la sua presenza e i suoi sottili ed evidenti dinamismi:  sono sempre le medesime forze oscure - a livelli diversi -che agitano il cuore dell’attentatore, di chi uccide la moglie, di chi sfrutta un immigrato, di chi pensa solo a se stesso, di chi guarda l'altro dall’alto in basso, del politico corrotto che cerca di sfruttare il prossimo, dell’impiegato che non compie il proprio dovere. Se non ci impegniamo seriamente e individualmente a creare una cultura del bene e del vero, se non metteremo la Verità e il Bene Comune al di sopra del nostro bene personale, anche noi daremo spazio a chi vuole assecondare i propri bassi istinti, contribuendo a generare quell’acqua infida dove gli squali vivranno con disinvoltura.
 
fra Giuseppe Paparone

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