Davide Van De Sfroos a San Siro: ovvero il cantastorie “laghèe” alla conquista della Madonnina |Gallery|

Venerdì 9 giugno lo stadio Meazza ha ospitato il concerto del più famoso cantautore folk-dialettale italiano, che ha eseguito i suoi brani più noti davanti a 20mila persone

Portare le sue profonde e talvolta pittoresche storie, raccontate in dialetto “laghèe” (un dialetto parlato nelle aree settentrionali del lecchese e del comasco), nel cuore de “La Scala” del calcio milanese, nonché uno dei più importanti palcoscenici a livello italiano in cui un’artista può esibirsi. Questa è stata la missione di Davide Bernasconi, meglio noto come Davide Van De Sfroos, (che in dialetto significa “vanno di frodo”, cioè di contrabbando) che, nella calda serata di inizio estate di venerdì 9 giugno 2017, ha suonato per la prima volta presso lo stadio Meazza di Milano. L’importante tappa di San Siro ha rappresentato per DVDS il giusto coronamento ad una carriera ormai più che ventennale, iniziata con la band dei “De Sfroos” negli anni ’90. Il primo importante riconoscimento a livello italiano, infatti, giunge per Bernasconi nel 1999 durante la XXIV Rassegna della Canzone d'autore, quando gli viene assegnato il Premio SIAE/Club Tenco come migliore artista emergente. Ma è a partire soprattutto dagli anni duemila che il suo successo si consolida. Grazie alla pubblicazione dell’album ...e semm partii, secondo album in studio dopo Brèva e Tivàn, nel 2002 vince la Targa Tenco per il miglior disco in dialetto, premio poi ottenuto nuovamente nel 2008 con il disco Pica!. Il grande pubblico impara a conoscere ed apprezzare la sua musica nel 2011, quando DVDS si esibisce al Festival di Sanremo con il brano Yanez, che si classifica al 4° posto. Il suo ultimo album registrato in studio, Goga e Magoga del 2014, per contenuti e complessità, a giudizio di chi scrive lo innalza definitivamente ad erede della tradizione dei grandi cantautori italiani. 

Per questo, quando è stato fissato l’appuntamento di San Siro, chi come noi segue Davide Van De Sfroos da più di 15 anni, dalle location più sperdute della Lombardia ai sold out del Forum di Assago, non poteva certo mancare. E come noi ce ne erano tanti, almeno ventimila.

E Davide non si è certo risparmiato, regalandoci una serata emozionante che, di fatto, ha ripercorso tutta la sua ormai lunga carriera, partendo dall’”antico” cd Manicomi (1995), accompagnandosi con musicisti che lo hanno sostenuto nel corso degli anni e supportato dal calore del pubblico. "In qualche modo mi sembra di conoscervi  uno a uno”, sono state le sue prime parole.

Il concerto è stato suddiviso in quattro parti: nella prima, con l’accompagnamento degli Shiver Folk, l’artista ha proposto: Lo sciamano, La balada del Genesio, Televisiòn, Nona Lucia, Il costruttore di motoscafi e  Grand Hotel. Per gli appassionati, interessante la scelta di riportare dopo molto tempo in scaletta Televisiòn, tratta da ...e semm partì, l’album del 2001 che gli è valso la Targa Tenco.

Nella seconda parte sono entrati in scena i Luf, storica banda della Val Camonica, sulle note di De sfroos. In seguito: El diavul, La ballata del Cimino, Il duello, E semm partii, El mustru, Il figlio di Guglielmo Tell, El carnevaal de Schignan. Segnaliamo, fra l’altro, lo spettacolare intervento sul palco proprio del Cimino, il protagonista dell’omonima ballata che, bardato da contrabbandiere, ha raccolto il giusto omaggio del pubblico (“In fondo è una canzone vivente”, ha spiegato in un intervista Davide) e le affascinanti maschere del carnevale di Schignano.

È seguito poi un momento più raccolto, con l’esecuzione delle struggenti Ventanas (solo chitarra e voce) e, accompagnato dagli storici musicisti Angapiemage “Anga” Galliano Persico  e Michele Papadia, 40 pass.

Sulle note de La Figlia del Tenente è stata l’ora dell’ingresso in scena della “Gnola Blues Band”, dello storico chitarrista Maurizio “Gnola” Glielmo. Gli alti pezzi eseguiti: La machina del ziu Toni, Cauboi, Il paradiso dello scorpione, Yanez, Akuaduulza, Hoka hey, Pulenta e galena fregia e Cyberfolk.  Indimenticabile l’intervento dell’armonica di Fabio Treves, “Il puma di Lambrate”, nell’esecuzione de Il paradiso dello scorpione. Per ragioni di tempo l’unico bis è stato la storica La balera, con tutti i musicisti sul palco, mentre il pubblico si aspettava almeno anche La curriera. Sarà per una prossima volta nello stesso luogo? Chissà, l’artista non esclude nulla.

Alla luce di tutto questo, ci appaiono decisamente superficiali alcune considerazioni, apparse in rete, pronte a puntare il dito sul mancato sold out allo stadio Meazza, a contare quanti spettatori ci fossero e a disegnare la serata come una specie di “festa paesana allargata”. Eravamo in ventimila, esattamente l’obiettivo che, realisticamente, Davide Van De Sfroos aveva posto mesi fa. Ed è un numero considerevole, per certi versi impressionante, se consideriamo che si tratta di un artista che utilizza una lingua, il cosiddetto laghèe, ostica per chiunque non provenga da quelle zone. Un artista certamente capace di proporre canzoni divertenti e dal ritmo coinvolgente ma anche vere e proprie poesie, all’altezza della tradizione dei più grandi cantautori italiani nella cui scia, senza sfigurare, si pone. 40 pass, La figlia del tenente, la più celebre Pulenta e galena fregia, solo per citarne alcune, ci offrono testi di notevole spessore, ricchi di spunti di riflessione alta, che forse non sono per tutti nell’epoca sciagurata dei reality, dei talent show e degli “apprendisti stregoni” che pensano di avere sempre qualcosa da dire e da insegnare.

Alessandro & Davide Garlaschi

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