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di Davide Zanardi
La manovra è fatta, viva la manovra. Adesso che abbiamo apprezzato le lacrime sincere di Elsa Fornero e le battute di Fiorello («Se cominciano a piangere pure i politici, siamo messi proprio male»), e sappiamo che ci toccherà per l'ennesima volta chinare il capo e ricevere la stangata, qualcuno potrebbe anche avere la decenza di spiegarci quello che sta succedendo.
Non il professor Monti e il suo staff, chiaramente, di cui anzi sono apprezzabili la sobrietà e il profilo finalmente basso con cui stanno lavorando, ma semmai tutti i governanti di questa Unione Europea che assomiglia sempre di più a un'entità misteriosa e inquietante, simile all'Eurasia e all'Estasia di Orwell. Se questa potenza continentale è soltanto un ingranaggio finanziario che funziona facendo girare numeri digitali (spread, indici di Borsa, rating scale) e poi questi numeri devono essere aggiustati dai portafogli dei cittadini, allora proprio non ci siamo. Perché la moneta sarà anche unica, ma tutto il resto viaggia ancora su binari paralleli che non s'incontrano mai. A questo mondo siamo per il 99% ignoranti in materia economica, però è lampante che se uno Stato è intimato dalla comunità a cui appartiene di sanare il proprio debito e per farlo deve spremere il sangue alle famiglie, allora è più opportuno che si doti di una moneta propria con la quale può creare debito interno a proprio piacimento senza nessuna necessità di saldarlo. Che, a quanto pare, era una delle ricette vincenti del miracolo economico italiano fino agli Ottanta. Quindi, uscire dall'euro e tornare alla lira? Chissà, non siamo noi comuni mortali a dovere esprimere una posizione in questo senso, però se la scelta della classe dirigente - qualsiasi essa sia - è di credere nell'euro, sarebbe cosa gradita conoscerne i vantaggi e i risvolti. Perché da 10 anni a questa parte, ci siamo accorti del peso della nuova moneta soprattutto per i suoi contro, più che per i pro. E il piacere di poter fare una breve vacanza in Inghilterra e in Germania senza investire un patrimonio come accadeva ai tempi della nostra debole lira è troppo poco rispetto al prezzo complessivo da pagare.
Se la scelta è "Europa", è d'obbligo che i governi di tutti gli Stati membri si impegnino a formulare un programma unitario e mirato per non ritrovarci tra 1, 5 o 10 anni nelle condizioni di oggi. Perché manovre e stangate a oltranza non sono un modo civile né democratico per mettere a posto questa folle economia da videogame.
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