Report della riunione del Comitato NO TEM a Melzo: professori e associazioni per dire basta alla cementificazione

Il giorno 24 gennaio, il Comitato NO TEM, insieme ad altre associazioni ambientaliste di Melzo, ha organizzato una riunione pubblica con invitati il prof. Pugno, economista del Politecnico di Milano; il prof. Andrea Boitani, docente dell'Università Cattolica di Milano, esperto di trasporti e candidato con la lista Ambrosoli; il prof. Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia.

In questa assemblea si è parlato non solo di TEM e Bre.Be.Mi, opere senza copertura finanziaria, che devastano il territorio e con una progettazione che lascia moltissimi punti interrogativi, ma anche e soprattutto di alcune grandissime problematiche che colpiscono il sistema decisionale italiano e che rendono di fatto possibile continui scempi ambientali e catastrofici investimenti pubblici. 
Si è parlato quindi di come nascano i progetti in Italia, come vengano scelti i costruttori e i progetti proposti, come vengano allestite le gare d’appalto, come le varie commissioni edilizie siano di fatto in mano alle lobby di potere (il politico, spesso e volentieri, è un semplice terminale che segue logiche e interessi privati). Si è parlato del funzionamento e della gestione del finanziamento delle banche e dello Stato ad alcune opere pubbliche, dei piani economici fatti in modo scorretto, del fatto che quasi mai venga fatta una precisa e leale analisi costi-benefici, di come funziona la spesa pubblica (della problematica che riguarda i governi, che non intervengono mai sulla spesa in conto capitale, sebbene rappresenti il 10% del totale; anzi, se si analizzassero le ripercussioni e i moltiplicatori negativi che generano tra carrozzoni pubblici ed enti inutili, si arriverebbe ad un cifra reale molto più ampia).
Alla fine si è arrivati a confermare – per voce diretta di Boitani – che se anche avvenisse un grosso cambiamento politico e vincesse Ambrosoli e la sua coalizione, essi non sarebbero assolutamente in grado, neanche se si opponessero strenuamente, a fermare e bonificare i cantieri delle tantissime autostrade in costruzione in Lombardia, sebbene molte considerate dallo stesso candidato inutili ed insostenibili.
Ricordo che ben 12 sono le autostrade che risultano oggi in costruzione in Lombardia, con una spesa preventivata di oltre 12 miliardi di euro, 12.000.000.000 euro (sappiamo poi come i preventivi siano fatti appositamente per “lievitare strada facendo”).
Emblematico quello che disse Michael Replogle, direttore dei trasporti dell’Advocacy Group Environmental Defense di Washington: «Aumentare la capacità di un’autostrada per rispondere il problema della congestione del traffico è come comprare pantaloni più larghi per risolvere il tuo problema di peso».
Ma nonostante tutto si va avanti, non volendo vedere le conseguenze di un modello insostenibile.
Ancora una volta ambiente, ecologia, sostenibilità non vengono visti come tema fondamentale, come base portante su cui pensare qualsiasi modello pianificatore, economico o sociale. 
Si pensa invece di poter relegare una scienza come quella ecologica, di poter sottomettere le leggi della natura a idee politiche o economiche e si pensa stupidamente di poter dare un valore a tutto. 
Ma che prezzo può avere un fiume pulito vicino a casa, la vista di un bel paesaggio, sentire la presenza magica della natura e degli animali?
Non si sente parlare mai di bioeconomia, di carrying capacity, di ecological footprint, di urban sprawl, eppure dovrebbero riflettere tutti su come sia il nostro modello di vita, il nostro rapporto con la natura e sul fatto che stiamo immettendo così tanti rifiuti nel mondo da pregiudicarne la sopravvivenza.
La diminuzione della carrying capacity potrebbe presto diventare il problema più importante che l’umanità si troverà a dover affrontare, se ne avrà ancora la possibilità.
Edoardo Musci, Peschiera Borromeo
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