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Home   Zero Limiti   Raffaele Brattoli e la prova di forza tra le “piramidi di Courmayeur” Nonostante le molteplici difficoltà, lui non ha mai mollato
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Rubriche - Zero Limiti
15 MONTE

Quando la corsa diventa una lotta contro se stessi… Ci sono gare in cui il raggiungimento di un buon piazzamento in classifica è imperativo. Ce ne sono altre, invece, dove punteggi, medaglie, graduatorie e cronometri perdono di significato. Quelle stesse competizioni in cui, per un fatto o per l’altro, tutto si complica; la sfida trascende l’agonismo verso gli altri concorrenti e si focalizza esclusivamente sui propri mezzi.

Ed è soltanto in queste circostanze che si può discernere le qualità di un vero campione da un comune atleta. Peculiarità distintive che non mancano sicuramente a un fuoriclasse come Raffaele Brattoli, il quale, anche in questa avventura, ha dimostrato la “pasta” della quale è fatto. 9 luglio 2011. Ore 8.00 del mattino. L’ultramaratoneta di Peschiera Borromeo è pronto sulla linea di partenza della Gran Trail Valdigne – una gara di cento chilometri non-stop in semi autosufficienza – per cimentarsi nell’ennesima prova trail. Unica cosa da tenere a mente nella competizione denominata le “piramidi di Courmayeur” – corsa per la stragrande maggioranza su sentieri sterrati delle giogaie della Valle d’Aosta – il tempo limite di arrivo fissato per le ore 12.00 del giorno seguente. «Sono partito da Morgex all’ora prestabilita in forma smagliante – racconta l’atleta –. Al primo cancello (passaggio cronometrico, ndr), infatti, collocato a Planaval, sono arrivato con ben tre ore di anticipo». 15 BRACCIOPoi, però, qualcosa non è andata per il verso giusto. Perché l’ultramaratoneta, giunto sulla vetta di Col Licony, ha bevuto dell’acqua sorgiva di ghiacciaio che, quasi nell’immediato, ha causato la comparsa di enormi complicazioni all’apparato digerente (nausea, vomito, ecc.). Una fortissima congestione che gli ha procurato non poche difficoltà, esponenzialmente esacerbate quando, nelle ore iniziali della sera, a ridosso di Col Arp, ha cominciato a diluviare, prima, e grandinare e nevicare, poi. Una serie di coincidenze che ha reso il percorso, già impervio di per sé, innegabilmente proibitivo. Così, una volta conquistata l’ennesima vetta, fradicio, con un principio di ipotermia e con le complicazioni già menzionate, l’atleta peschierese non ha potuto far altro che ripararsi nel rifugio di emergenza – peraltro un po’ troppo di fortuna per far fronte a quelle condizioni climatiche – installato dall’organizzazione. I responsabili, dopo aver provveduto a dare un primo aiuto, hanno deciso di procedere con la chiamata del pronto intervento. Purtroppo, il maltempo non ha permesso all’elisoccorso, unico mezzo in grado di raggiungere la zona in questione, di decollare. Di conseguenza Raffaele Brattoli si è trovato di fronte a un bivio: rimanere lì a congelarsi o ripartire. Ma è proprio in quei momenti, quando si è al limite della resistenza umana, quando manca un nulla al tracollo, quando si avrebbero centinaia di giustificazioni per ritirarsi, quando ormai tutti ti esortano a mollare e tutte le forze sembrano abbandonarti, che esce fuori il carattere di un vero sportivo, un vero uomo. E lui – come d’altronde ben si sa – di carattere ne ha da vendere. Asciugato alla buona, con un giubbotto e un cappellino in prestito, è ripartito. Tanto precaria era la sua situazione che, per percorrere i dieci chilometri – in discesa – in direzione La Thuile, ci ha impiegato circa tre ore. Arrivato finalmente a valle, è stato preso in consegna dai medici. Per le due ore successive è rimasto sdraiato sulla lettiga con tanto di flebo al braccio (glucosio e potassio) e un’endovena di Plasil per cercare di arrestare la sua persistente intolleranza – e quindi rigetto – a cibo e bevande. Nulla però è servito. 15 PORTATOLo sportivo continuava a stare male. Nel frattempo si era avvicinata la cosiddetta “scopa”, costituita da coloro che chiudono la fila e “raccolgono” i concorrenti rimasti ultimi. Alla sua vista, intorno alle ore 1.15 del mattino, Raffaele Brattoli si è ridestato e, nonostante i pareri medici lo sconsigliassero vivamente, ha ripreso la sua gara. «È stata una nottata che non dimenticherò mai per tutta la vita – riporta –. Ogni venti, trenta minuti al massimo, mentre vagavamo sui sentieri impervi delle montagne della Valle d’Aosta, mi dovevo assolutamente distendere a terra per recuperare le energie (determinate dalla mancanza di apporto calorico, nrd)». E così, ora dopo ora, chilometro dopo chilometro, è andato avanti fino al sorgere del sole. Ma ai bagliori dell’alba è coincisa la presa di coscienza del ritardo accumulato, che gli avrebbe impedito di concludere la competizione nei tempi prestabiliti. Negli ultimi venticinque chilometri ha dovuto, perciò, aumentare il passo. E così è stato. Alle 11.44 l’inarrestabile runner ha tagliato stoicamente il traguardo. Tutti, a conoscenza delle ardue prove con le quali ha fatto i conti, lo hanno applaudito e acclamato; tant’è che addirittura sorella e fratello Gross – blasonati assi di corsa trail – lo hanno caricato sulle spalle e scortato fino all’arrivo come un vero vincitore. «Il mio sforzo è stato gratificato – rivela Raffaele Brattoli –. Ancora una volta la mente ha vinto sul fisico. Dedico questa competizione a tutti i giovani che non hanno la cultura della resistenza; di conseguenza invito loro ad avere più testa e imparare a non mollare».

Maurizio Zanoni

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