La figura dello psicoterapeuta: competenze e specificità

In questo momento storico e sociale si fa spazio l’importanza di provare a delineare con chiarezza le competenze e le specificità delle figure professionali che si occupano della cura. Tra di esse c’è anche quella dello psicoterapeuta; è importante definire quindi di che profilo professionale si tratti, quali siano i suoi specifici ambiti di intervento e perché sia importante pensarla come una delle figure necessarie per la tutela del diritto alla salute.

Lo psicoterapeuta è in genere uno psicologo che dopo la laurea in psicologia, il tirocinio, l’esame di stato e l’iscrizione all’Albo della propria Regione, ha intrapreso un percorso quadriennale di specializzazione riconosciuta dal MIUR (Ministero Istruzione, Università e Ricerca) e si è iscritto all’Elenco degli Psicoterapeuti della propria Regione. Alcune scuole di formazione in psicoterapia sono più impegnative e possono durare otto/dieci anni come la scuola di psicoanalisi, che attesta il titolo di psicoanalista.
Ci sono anche medici che intraprendono, dopo la formazione in medicina, la formazione in psicoterapia, sebbene al neuropsichiatra infantile e allo psichiatra, ad esempio, sia riconosciuta la possibilità di iscriversi all’Elenco degli psicoterapeuti senza che essi abbiano frequentato una scuola di specializzazione in psicoterapia.
Diventa quindi necessario precisare che la peculiarità della scuole di specializzazione in psicoterapia è quella di offrire un tipo di formazione che non è attualmente fornito da nessun corso di laurea.
Ci sono diversi tipi di scuole di psicoterapia a seconda dell’orientamento teorico e tecnico su cui si basano.
Le scuole di psicoterapia psicoanalitica forniscono una specifica competenza di osservazione del singolo paziente e delle dinamiche familiari, di interpretazione, di ascolto profondo di quello che accade nella relazione individuando gli affetti, le emozioni e i pensieri consci ed inconsci che permeano la relazione, cioè la narrativa interna dell’affettività; forniscono anche una specifica competenza di tecnica della cura psicoterapeutica. Le esperienze formative centrali che permettono di affinare queste competenze sono l’analisi personale, le supervisioni sui casi clinici (sia individuali che di gruppo) e le lezioni teoriche di teoria e di tecnica psicoanalitica.
Questi sono gli strumenti tecnici di diagnosi e di cura della relazione.
Per parlare dell’ambito di competenza dello psicoterapeuta ci soffermeremo sulla competenza dello psicoterapeuta con una laurea in psicologia.
La legge che istituisce la professione dello psicologo la definisce come “la professione che comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione e di riabilitazione rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali ed alle comunità” (art 1 L 59/89).
E’ importante specificare che tra gli strumenti conoscitivi e di intervento di cui lo psicologo può servirsi non ci sono strumentazioni diagnostiche e cliniche di competenza del medico, né la somministrazione ed il monitoraggio farmacologico.
In sintesi, allo psicoterapeuta compete l’uso di questi strumenti tecnici di ascolto clinico, analisi ed osservazione per:
- la prevenzione del disagio;
- la psicodiagnosi: valutazione del funzionamento mentale, della personalità e del quoziente intellettivo;
- la valutazione delle funzioni neurocognitive del paziente;
- la valutazione del funzionamento di realtà famigliari, istituzionali e di comunità;
- la valutazione del vissuto del paziente rispetto ad un esame medico, un trattamento farmacologico, un’ospedalizzazione;
- la formazione in questi ambiti;

L’indicazione terapeutica: essa può coincidere con l’indicazione di una psicoterapia o con l’indicazione di un approfondimento medico, a volte specificamente psichiatrico, neuropsichiatrico, pediatrico, oppure con l’indicazione di un approfondimento tecnico riabilitativo neuromotorio, psicomotorio o logopedico; la psicoterapia delle patologie del pensiero, degli affetti, della personalità; la psicoterapia in presenza di patologie organiche di origine genetica, metabolica, infettiva, e di patologie acquisite legate a cause pre, peri, post-natali.
Qualunque sia, tra quelli elencati, il tipo di intervento proposto dal professionista, l’oggetto di osservazione e di cura dello psicoterapeuta è la crescita e lo sviluppo, la struttura ed il funzionamento di un apparato dell’essere umano, l’apparato per pensare i pensieri e le emozioni (Bion, 1972).
L’efficacia dell’ascolto di un problema con un assetto psicoterapeutico è determinata dalla relazione: l’incontro relazionale, tessuto con una tecnica ed una formazione all’ascolto, diventa terapeutico. Questo perché nella relazione con lo psicoterapeuta si osserva e si cura, il modo in cui si attende e si realizza il contatto relazionale con l’altro in quanto traccia di un’esperienza relazionale originaria, che ha determinato anche uno specifico funzionamento del substrato neurobiologico, neuroendocrino ed immunitario e il modo in cui si sono strutturate le connessioni neuronali fin dalla primissima fase dell’esistenza. Attraverso l’esperienza relazionale terapeutica questa antica memoria relazionale può esprimersi, raccontarsi e modificarsi, modificando così lo stile affettivo, cognitivo e il funzionamento neurobiologico (Edelman 2005, Imbasciati, Dabrassi, Cena, 2011).
Venendo all’ultimo aspetto di diritto alla salute: se la crescita della competenza della mente è così importante per la salute, è un diritto poterla garantire. Ciò nonostante, oggi questo aspetto è molto trascurato sia nella politica preventiva che in quella terapeutica: mentre è condiviso che i pazienti abbiano diritto ad una figura medica che si prenda cura del corpo, è difficilmente oggetto di riflessione che gli stessi pazienti possano avere diritto ad una figura che li accompagni nella comprensione dello sviluppo e del funzionamento dell’apparato per pensare i pensieri e le emozioni e del loro funzionamento all’interno di un sistema famigliare. Forse non è nemmeno presente nel pensiero comune che esista un apparato per pensare i pensieri e le emozioni e che ci sia una figura professionale per la cura di esso che è lo psicoterapeuta.
Potrebbe essere importante infine, conoscere in maniera più approfondita, gli interventi che può fare lo psicoterapeuta, differenziandoli per chiarezza in interventi preventivi, valutativi e terapeutici. In questo contesto può essere fatto il seguente accenno alle tipologie di intervento:
Interventi preventivi: la consultazione della famiglia, della coppia e del singolo in ogni fase della propria vita;
la consultazione e la formazione presso istituzioni;
Interventi valutativi: la psicodiagnosi, la valutazione delle funzioni neurocognitive, le valutazioni peritali per il tribunale, la valutazione del funzionamento di un contesto istituzionale.
Interventi terapeutici: come la psicoterapia, il sostegno alle funzioni genitoriali, la cura delle istituzioni.

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