La fine di questa Amministrazione è l’inizio di una nuova politica a Peschiera?

Crisi, secondo la tesi della mozione, legata alla perdita di consensi e a come si sono sviluppate le primarie. Il risultato delle primarie ha avuto la conseguenza che chi le ha perse è sia uscito dal partito che dalle cariche istituzionali. Crisi che parte da lontano, dall’interruzione dei rapporti prima con Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista e Peschiera Ambiente, per poi concludersi con la spaccatura interna e la lacerazione con il Psi.
Per la prima volta nella storia Peschiera Borromeo verrà gestita da un commissario prefettizio.
La mozione di sfiducia presentata da Rifondazione Comunista, dal gruppo consigliare di Forza Italia e da quattro ex consiglieri del Pd, ha subito un’evoluzione nei contenuti in quanto il capogruppo di Rifondazione, Luca Brunet, ha articolato la stessa elencando tutta una serie di atti amministrativi, essenzialmente legati all’urbanistica, sui quali c’era dissenso di metodo e di merito. Quello che si è notato è che la spaccatura non era solo interna al Pd ma passava attraverso il Psi (vedasi le diverse posizioni del consigliere comunale Pellegrino, e dell’assessore Gragnani), per continuare nel PdL (vedasi le dichiarazioni di Buonocore e Piromalli). Le ragioni iniziali di questi ultimi sono poi state ricondotte ad una unità di intenti mediante un’integrazione della mozione di sfiducia.
Francamente non si capiscano le ragioni dei fuoriusciti dal Pd, poiché non si erano mai alzate voci di dissenso, di differenziazione politica rispetto alle scelte amministrative e tutto fa pensare che il nocciolo della questione rimanga sempre il solito sviluppo urbanistico.
Al di là delle questioni discusse in Consiglio e delle diverse posizioni rispetto ad esse, due sono gli aspetti che mi lasciano perplesso. Il primo è afferente alla mancata approvazione del bilancio di previsione. Quando la contrapposizione politica prevale sugli interessi generali, qualche domanda sulla capacità complessiva di portare avanti gli interessi della comunità bisogna pur porsela.
Il bilancio di previsione per il 2009 andava approvato entro il 31 dicembre 2008; una norma prevede la possibilità di ricorrere all’esercizio provvisorio e alla gestione provvisoria qualora non lo si approvi per tempo. Ma l’esercizio provvisorio può essere deliberato per un periodo non superiore a due mesi, sulla base del bilancio già deliberato, effettuando, per ciascun intervento, spese in misura non superiore, per ciascun mese, a un dodicesimo delle spese previste nel bilancio deliberato. Siccome il commissario prefettizio non può, salvo smentite, deliberare un bilancio di previsione, vuol dire che si continuerà a procedere con il bilancio provvisorio compromettendo il funzionamento dell’ente in termini di erogazione dei servizi sino a quando non si installerà e comincerà a lavorare la nuova Amministrazione.
Il secondo aspetto riguarda invece il controllo dell’ente da parte del sindaco. Sono state messe in evidenza alcune azioni, lettere e richieste del Comune verso altre istituzioni firmate dagli assessori senza che il sindaco ne fosse al corrente. Considerato che l’assessore assume l’incarico su delega del sindaco e conseguentemente scrive e si relaziona per nome e per conto del sindaco, il fatto che parte del palazzo bypassasse il massimo esponente dell’ente è un fatto grave; grave per chi l’ha fatto e grave per chi doveva esercitare il controllo e invece non l’ha fatto.
Il quadro politico che esce da questa vicenda è molto frammentato, soprattutto nel centrosinistra.
Mi auguro che la prossima campagna elettorale possa rappresentare una discontinuità di comportamento sia per quanto riguarda il programma elettorale sia per quanto riguarda i candidati. A Peschiera, come da altri parti, c’è un’oligarchia politica che si perpetua continuamente ed è ora di dare segnali di novità. Sarà una campagna elettorale aspra, probabilmente violenta nei toni, con molti candidati al primo turno. Siccome da soli non si vince molti, alcuni dei candidati al primo turno confluiranno nell’apparentamento al secondo, ammesso che ci sia.
L’ultima campagna elettorale ha declamato in modo chiaro come l’apparentamento tra primo e secondo turno non viene fatto su base programmatica, anche se nessuno lo dice, ma viene fatto in base a una logica spartitoria delle cariche e di conseguenza l’unione non viene fatta per qualcosa ma contro qualcuno. Se questa è la logica usata sinora sarebbe auspicabile da parte di tutti, partiti e liste civiche, una dichiarazione preventiva che collochi il soggetto politico da ora per allora. Credo che nessuno voglia fare ciò perché limiterebbe il potere di contrattazione da parte degli esclusi e quindi la possibilità di ottenere, in caso di vittoria, visibilità e potere.
L’ambiguità su cui si gioca il consenso elettorale tra primo e secondo turno è il primo elemento da rimuovere per inaugurare una stagione nuova della politica locale.

“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla” – Gabriel Garcia Marquez

Moreno Mazzola

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