La provincia di Milano e l’Italia sono ostaggio della Cocaina

Cresce l’allarme sociale, Milano fra le prime città d’Europa nel consumo della polvere bianca

Le persone che vanno frequentemente all’estero, possono confermarlo, se sei in sud America, quando qualche locale ti chiede se sei Italiano e tu confermi la seconda domanda di rito è : “Vuoi la coca?”. Non c’è da scandalizzarsi ma in Italia si sprofonda nell’abisso della cocaina, tutto il mondo lo sa. Tanti la usano da anni, per alcuni ormai è un modello di vita, altri giovani si approcciano al consumo sempre prima.  L’osservatorio di Bruxelles segnala come l’Italia sia fra i cinque paesi che consumano più cocaina in Europa, insieme alla Spagna, la Gran Bretagna, la Danimarca, l’Irlanda. Le analisi le hanno fatte anche  all’Istituto Mario Negri di Milano, analizzando le acque reflue delle città (oltre Milano e Londra anche Lugano e altre quattro città italiane). I risultati li spiega il responsabile della ricerca: «Abbiamo calcolato che a Milano si consumano ogni giorno una media di 9,1 dosi di cocaina per mille abitanti, contro le 6,9 di Londra (le 6,1 di Lugano, 7,4 di Latina, 4,7 Cagliari, 3,2 Varese, 2,1 Cuneo). Siamo rimasti davvero sorpresi. Non ce lo aspettavamo». Milano sorprende e spiazza. Sempre. E non è un caso che la Lombardia guida (dati Cnr) la classifica delle regioni che consumano più cocaina: 3,4% delle persone fra i 15 e i 64 anni, seguita dal 3,2% del Lazio, 3% del Piemonte, 2,6% della Liguria.
Nessuna sorpresa, chiunque di noi abbia a che fare con gli aperitivi Milanesi o le notti in discoteca o semplicemente con il mondo “normale”, lo sa con certezza. La cocaina c’è dappertutto. Potete far la prova, fatevi invitare da qualsiasi vostro amico in un bar che frequenta spesso, non importa sia in provincia o in città, dopo mezz’ora, chiedete  a qualcuno degli avventori, dove comprare un po’ di cocaina, saranno in cinque o sei a rispondervi, incominciando loro stessi a telefonare come dei forsennati ai pusher di turno sperando a loro volta che lo spacciatore gli sia riconoscente con un regalino o uno sconto sul prossimo acquisto, per avergli fatto vendere una busta.
A Milano un giovane adulto su tre ha fatto uso, almeno una volta, della polvere bianca. «Serve a lavorare, a divertirsi, a fare sesso. Ma poi l’indice della soddisfazione si fa sempre più alto. E allora chi consuma coca paradossalmente fa una fatica terribile a divertirsi». Funziona così. Eppure dilaga, spopola, trova ogni giorno nuovi schiavi. Su cento milanesi, quasi quindici
l’hanno provata.  Nella metropoli invasa dalla coca «bisogna puntare al cuore delle aziende». Riccardo Gatti è il direttore del Dipartimento dipendenze della Asl di Milano. «La prevenzione va fatta lì», giura. «Perché lì stanno in massima parte i consumatori di cocaina» e perché lì sta la classe dirigente della città. La classe dirigente è ostaggio non solo della droga, ma anche del «giro», di chi la smercia, di chi la usa, di chi ne fa un modello di vita, una cifra sociale. «È una società civile in ostaggio e potenzialmente sotto continuo ricatto».

Questa è la significativa  testimonianza di un ex-cocainomane:
“Ho 38 anni, vivo in un comune del sud est milano. Sono il secondo figlio di una famiglia per bene, i miei genitori hanno faticato una vita per crescerci. La mia storia inizia da un campetto di periferia, dove un po’ per scherzo e un po’ per gioco, ho cominciato a usare hascish e marjuana,  trascurai anche la scuola: sempre disattento e sempre sballato fin dal mattino come puoi pretendere di imparare qualcosa.
Cominciai a lavorare presto e già a 16 anni mi circolavano dei gran soldoni. Con la scusa che facevo l’aiuto barista in un locale serale, ero libero da coprifuochi famigliari. In quell’ambiente conobbi la Cocaina. Alla fine degli anni ’80, chi circolava con la coca era considerato un gallo, erano persone con una buona disponibilità economica, con belle auto, vestiti griffati e pieni di donne. Il tavolino con la boccia di champagne sempre riservato nel locale trendy del momento, l’orologio sul polsino e la milano da bere in tasca. Le prime righe di cocaina me le offrì il mio capo al quale i clienti facoltosi gli facevano dei cadeaux. Per capire l’effetto della cocaina sul tuo corpo passano mesi, all’inizio sei tutto pieno di te solo per essere arrivato al piano dei galli del quartiere. Da li l’escalation, ogni ricorrenza o festa nella nostra compagnia era l’occasione giusta per l’acquisto di un grammo da consumare in compagnia. Presto i pippotti presero il soppravvento sulle canne. Qualcuno della mia compagnia incominciò a trafficare per poi rivenderla a noi piccoli consumatori. Alcuni cominciarono a fare piccoli furti per procurarsela, altri addirittura rapine. Via via che crescevo e che cambiavo compagnia il binomio serata-coca era sempre uguale dappertutto. C’era gente che si vantava di conoscere bene il top-pusher del momento, tanto di essere invitato a party esclusivi. Crescendo e diventando uomo ebbi la fortuna di svolgere un lavoro al contatto con il pubblico, organizzavo eventi per grandi aziende, per cui sempre a contatto con personaggi dello spettacolo e della moda. Qui ho visto il mondo sprofondare, ho visto ragazze giovanissime vendersi per un colpo di coca, ho visto gente spendere fortune di famiglia, ho visto amici miei in preda ai deliri della coca farsi sodomizzare da transessuali brasiliani, ho visto genitori abbandonare figli, ho visto anche qualcuno morire. Quel mondo mi faceva sempre più schifo ma la potenza subdola della coca non mi lasciava. Alla soglia dei trent’anni, non c’era sera in cui non usavo cocaina, facevo tardi al lavoro, non ero lucido, combinavo casini, ero un tossicodipendente, non avevo una relazione fissa, perdetti quel lavoro favoloso che mi consentiva di spendere 5 o 6 milioni al mese.
Avevo l’avvocato cocainomane, il commercialista cocainomane, i clienti cocainomani, i fornitori cocainomani, gli amici cocainomani, un gruppo underground pronto a vendersi la mamma per una dose. Tutti trafficavano in cocaina tranquillamente quasi alla luce del sole, alla fine  anch’io mi misi a trafficare. Il mio nuovo lavoro era lo spacciatore.
Passai due lunghi anni bui a rifornire i miei amici e i miei clienti dello star system, la discesa nell’abisso era ormai a fine corsa. Compravo la merce, dieci, venti, 100 grammi alla volta , ne separavo un po’ per me e i miei amici (hai tanti amici quando hai la coca), il resto la tagliavo con la prima cosa che mi capitava, mannite, bicarbonato, acido borico, aulin, tachipirina. Regalavo delle dosi ai proprietari di locali in modo che mi facessero spacciare all’interno, rifornivo taxisti, poliziotti, puttane, travestiti, panettieri, edicolanti, baristi, spogliarelliste, io e il mio seguito pippavamo dappertutto, sui tavolini dei locali, sugli specchietti delle moto, sui banconi dei pub: ci facevamo veder quanto fossimo fighi perché avevamo il potere della cocaina in tasca. Poi qualcuno mi mise in un angolo buio con la canna fredda di una pistola in bocca e mi intimò di lavorare per lui pena la morte. Non mi feci vedere in giro per alcune settimane, impiegai il tempo a cercare di capire come avessi potuto cadere così in basso, in miseria, avevo più debiti che crediti, una pigna di bollette e multe da pagare, vivevo in un monolocale a Porta Ticinese pieno di topi e scarafaggi e il mafioso di zona mi cercava. La realtà era che respiravo cocaina al posto dell’aria, non potevo farne più a meno, vivevo solo per lei. Quando tocchi il fondo o muori o ti rialzi: decisi di risalire la china, grazie uno degli ultimi amici rimastomi; andai ad abitare in un’altra provincia per due anni, facendo i lavori più umili, ma il tarlo della coca continuava, me la sognavo la notte.  Quando riuscivo ad avere qualche soldo andavo a Milano a comprarmela nuovamente.
Non ti liberi di lei facilmente, soprattutto senza chiedere aiuto a nessuno. L’aiuto mi venne inaspettato un venerdì sera, in una birreria conobbi lei, la mia attuale compagna, madre di mio figlio, con il suo aiuto e il suo amore sono riuscito a capire quello che era più giusto per noi.  Passati ormai tre anni, da quel giorno, ogni volta che guardo mio figlio penso che mai nessuno nella vita dovrebbe passare quello che ho passato io,  sono uscito dal baratro grazie a mia moglie; chi non fosse così fortunato, si faccia aiutare,  non serve essere ipocriti, serve solo aiuto per tornare a vivere….La cocaina schiaccia il tasto OFF della tua vita, rimani acceso.”

R.B. Ti amerò per sempre angelo mio.

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