«Non siamo tutti estremisti» «I Valligiani non ne vogliono sapere» Le voci dei protagonisti della vicenda

«Il movimento No Tav è trasversale: dai centri sociali alla gente comune, senza dimenticare i valligiani che assolutamente non ne vogliono sapere di questo progetto. Nessuno lo vuole, al di fuori dei potenti, per questioni di lucro. E la mafia, ovviamente». Gianmaria De Orsola ha gli occhi azzurri e la faccia da bravo ragazzo. Porta sulle spalle sua figlia di due anni, e cammina mano nella mano con la sua ragazza. «Noi non siamo dei black bloc – dice sorridendo –. Qui gli estremisti sono una minoranza irrisoria: siamo tutti uniti, senza violenza, ma con tutta la resistenza di cui siamo capaci». Per i No Tav, una questione ambientale, economica, ma anche di salute. Legambiente si è schierata fin da subito contro il tunnel. D'altronde, non è un mistero che la Val di Susa sia ricca di rocce amiantifere e uranio. «La Tav è inutile e costosissima – racconta Federico Repetto di Legambiente –. Fumo negli occhi per dire che lo Stato si occupa del nostro avvenire, ma in realtà è un nuovo paradiso delle tangenti». Corruzione, mafia, interessi dello Stato, sono tra le risposte più diffuse quando si chiede ai manifestanti per chi viene fatta l'alta velocità. Tanto che la Tav è diventata il simbolo di spreco e malgoverno; simbolo che ha esteso il movimento a livello nazionale. «Siamo partiti ieri dalla Calabria – racconta Francesco Noto –. Sappiamo cosa significa essere “violentati” dallo Stato, proprio com'è avvenuto nella nostra regione, a cominciare dal ponte, per finire con le centrali a biomassa e gli inceneritori. Siamo qui per dare manforte ai fratelli No Tav». Insistere è la parola che rimbalza di manifestante in manifestante. GIANMARIA DEORSOLA, NADIA CARNIEL CON GAIA«Dobbiamo far capire che siamo contrari – grida Matteo Pigatti, valligiano di 20 anni, No Tav dai primi giorni –. Su Facebook la propaganda è molta. Dobbiamo farci strada da soli, perché tv e giornali danno una visione distorta della realtà». Insistere, anche quando quanto appare ai nostri occhi sembra davvero troppo. «Ero sul monte di Ramat, ma iniziavamo a non respirare per i fumogeni, così ho deciso di scendere alla centrale. Appena arrivato, sono stato sommerso dai lacrimogeni anche su questo fronte. A Ramat, erano dodici i feriti: cinque per i lacrimogeni, sette per i manganelli. L'assurdità è che a pochi passi c'erano famiglie con bambini: una vergogna». Di fronte a tanta opposizione, perché realizzare la Tav? «Le potrei dire che ci sono dei guadagni ‘altri’», risponde Carla Mattioli, sindaco di Avigliana, Comune a pochi passi dall'epicentro del cantiere. «Non si parla, ad esempio, del fatto che l'appalto è stato dato alla stessa ditta che aveva vinto la gara a Venaus (e che prima di Venaus, aveva vinto gli appalti al Mugello per cui è stata inquisita per danni ambientali, ndr). La realizzazione della recinzione, invece, è stata data a una ditta locale “un po' chiacchierata”. Queste scelte, mi fanno destare l'inevitabile sospetto che possano esserci grandi interessi dietro la Tav, che si riconducono all'aura di discredito che la politica ormai ha in Italia».

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