Lo scrittore melegnanese Fabio Guastamacchio racconta nel libro "Il profugo italiano" la storia di Bruno Buccetti, tra guerra in Egitto e attaccamento alla Patria

Bruno Buccetti è un italiano vero.
Cosa ci rende parte di una nazione? La nascita? Il sangue? Tutto e niente. L’attaccamento alla propria Patria è, infatti, un sentimento raro che nasce dal profondo e che ci spinge alla difesa estrema di ciò che consideriamo casa. Negli occhi azzurri di quest’uomo traspaiono l’energica volontà e la passione che lo hanno spinto ad affrontare scelte difficili, per alcuni di noi, abituati alle comodità e agli agi, impossibili solo da immaginare.

Tutto comincia nel lontano 1890 quando i nonni di Bruno si trasferirono in Egitto per partecipare alla costruzione di importanti infrastrutture. Nato al Cairo d’Egitto, nel 1938, Bruno godette, da subito, dell’ambiente cosmopolita che si respirava nell’allora protettorato inglese che garantiva l’identità nazionale delle varie comunità presenti, grazie alle “Capitolazioni dell’Impero Ottamano”. In particolare si tutelava la libertà di professare la propria religione e l’inapplicabilità della legge locale a favore di quella dello Stato di appartenenza.
Gli italiani avevano una propria chiesa, scuole, ristoranti e nonostante vivessero su suolo straniero, amavano la propria patria e, anche se molti non l’avevano mai vista, la sentivano vicina; nessun membro della famiglia di Bruno, infatti, manifestò mai il bisogno di richiedere la cittadinanza egiziana.
Il clima sereno, però, si interruppe nel 1940 quando l’Italia dichiarò guerra all’Inghilterra. Il protettorato inglese si adeguò e cominciò un calvario di 5 anni fatto di sequestri di beni e internamento in campi di concentramento. Un altro momento buio avvenne nel 1952, un “Sabato Nero” che vide il saccheggio e la distruzione, da parte della popolazione egiziana, di tutto ciò che potesse essere ricondotto ai paesi occidentali.
La vita, però, fatta di amori e paure continua e nel novero di questo italiano compaiono, ad esempio, una partita di calcio giocata con la Nazionale Italiana, un amore greco che diventò, poi, quello di una vita, thé sorseggiati all’ombra delle piramidi e tanto altro.
Il ritorno in patria, invece, non resse il confronto con l’aspettativa di una vita, ma dopo tante delusioni, alcuni incontri furono propizi; tra questi quello con Giulio Andreotti. Il libro racconta e incrocia continuamente due epoche, quella passata, del racconto di una vita, e quella presente fondata sull’amicizia tra due uomini, diversi tra loro per età e storia personale, ma accumunati dalla voglia di sconfiggere l’immobilismo che inficia molte persone dal combattere per il proprio paese e per la propria città. Dalle loro idee e dai loro incontri nacque, quindi, il Comitato Giardino con lo scopo di cominciare il miglioramento partendo dal proprio quartiere.
È possibile acquistare il libro tramite i maggiori siti internet (Ibs, Libreria universitaria, ecc...).
Ilaria Piermatteo 

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