Notte “in Botta” fra gli anarchici milanesi

Intorno alle 5 del mattino del 18 aprile 2011, la storica struttura di via Botta (in zona Porta Romana) è stata assediata da un’ingente schiera di Forze dell’ordine, composta dalla divisione della Digos, Carabinieri, Polizia e agenti della municipale, che ha avanzato contro il gruppo di antagonisti e anarchici, stabilitosi all’interno dei locali il 19 febbraio scorso. Lo sgombero, nel quale non sono mancati attimi di tensione, si è concluso solamente diverse ore dopo – per la precisione otto – a causa della resistenza a oltranza del 65enne Maurizio Ferrari. Un personaggio dal trascorso inquietante, componente del nucleo delle Brigate Rosse, che nel 1974 finì in carcere a scontare una condanna di 30 anni per il rapimento di un dirigente Fiat e di un sindacalista. Una risoluzione che riporta l’ordine e la legalità nell’area in questione, ma che non attenua il braccio di ferro tra Palazzo Marino, in particolare nella persona del Vicesindaco, e gli occupanti. E se Riccardo De Corato, alla fine di tutto, ha manifestato la propria soddisfazione per l’operazione andata a segno, rimarcando l’importanza di scongiurare la reiterazione del “pellegrinaggio” da uno stabile all’altro, gli antagonisti, in tutta franchezza, hanno replicato difendendo la posizione – contrastante – finora assunta. Anche il Vicepresidente del Consiglio di Zona 4 ha voluto intervenire, rendendo nota la propria opinione in merito. «Esprimo soddisfazione per lo sgombero di questa mattina – afferma Paolo Bassi –. Io stesso lo avevo sollecitato facendo approvare un emendamento a una delibera del Consiglio di Zona 4. Ora speriamo che i lavori di riqualificazione, per i quali c’è un impegno da parte dell’Amministrazione, possano procedere a ritmi serrati, così da garantire la riapertura nel 2012». Speranza, questa, sospirata da diverso tempo non solo dall’esponente politico di Lega Nord, ma anche da tutta la cittadinanza. La struttura, infatti, è stata chiusa nel lontano 2007, a seguito del riscontro di alcune irregolarità nei sistemi di filtraggio dell’acqua da parte dell’Asl, e da quel preciso istante nulla si è più saputo sulla sua sorte, se non di qualche progetto disatteso. Per anni, poi, solo il degrado. Successivamente, l’occupazione. Interessati ad approfondire questa se non altro particolare situazione, e per migliorare la conoscenza della relativa categoria sociale – forse oltremodo tralasciata dalle Istituzioni – abbiamo deciso di prendere parte al “PoolParty 2.0”, presso lo spazio occupato di via Botta, soltanto tre giorni prima del blitz summenzionato. Ecco la testimonianza, con un occhio spassionato, senza entrare nel merito di questioni politiche o legali. Arriviamo a destinazione verso le 23.00. La situazione è ancora molto tranquilla, non c’è molta gente. Ci sediamo sulle scalinate che una volta davano accesso alla prima vasca – riconvertite per l’occasione in cavea teatrale – ad assistere allo spettacolo di alcuni ragazzi che intrattengono gli astanti con funamboliche prove di giocoleria infuocata. Uno spettacolo affascinante. Passa una mezz’ora. L’esterno della struttura comincia a riempirsi, il volume della musica si alza e qualcuno dei presenti – noi compresi – non si priva del piacere di una passeggiata nella vasca della piscina più grande, ora molto più simile a un giardino trasandato. Dalle spaccature della pavimentazione si sono levati, infatti, disparati grovigli di piccoli arbusti. Dieci minuti e “riemergiamo”. La nostra attenzione viene subito rapita dal gioco di alcuni cani, a quanto pare, una delle presenze essenziali nelle serate “alternative”. Da lontano scorgiamo finalmente l’apertura delle porte e l’inizio vero e proprio della serata. Ci addentriamo in quelli che una volta erano i locali della struttura, richiamati dal frastuono. Dopo avere sceso una strettissima scala, arriviamo in uno stanzone stracolmo di persone e di fumo. Una foschia frammista di tabacco, hashish e marijuana si interpone tra un palco, a prima vista di fortuna, da dove le casse irrorano musica di ogni genere (dalla musica italiana a quella internazionale). Lì, tutto è lecito, se si parla di droghe leggere; il resto è bandito. Una situazione non tanto diversa dagli illeciti, venuti alla luce recentemente, di alcune discoteche dove il consumo di droga pesante era all’ordine del giorno, anzi della notte. La serata è poi proseguita fino alle prime ore dell’alba, senza altro da segnalare. Nulla, insomma, di così diverso e trascendentale dalla norma: giovani, certo alternativi, che si divertono tutto sommato come gli altri... se non fosse per alcune “eccezioni”.

Maurizio Zanoni

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