A Bor si accende un sorriso

A partire dal 2007 i volontari hanno fatto la spola tra Peschiera e l’Africa per seguire le maestranze locali nei lavori di ristrutturazione dei muri e per predisporre le strutture del tetto che, prodotte in Italia, sono state inviate in loco attraverso la spedizione di numerosi container unitamente ad altro materiale da costruzione. All’inizio dell’estate l’edificio al “grezzo” completo di tetto era pronto e i volontari, come da programma, si sono recati a Bor per quegli interventi più specialistici, come la posa delle piastrelle e degli impianti sanitari ed elettrici. Incontro Gabriele, 32 anni, volontario alla sua quarta spedizione in terra di missione, per farmi raccontare com’è andata questa nuova esperienza.
A 15 giorni dal rientro è possibile tracciare un bilancio della spedizione; come sono andati i lavori in Africa? Siete riusciti a portare a termine tutto ciò che avevate programmato di fare?
I lavori in Guinea sono andati meglio del previsto, infatti nonostante il clima non proprio favorevole e la poca “esperienza” di alcuni membri del gruppo, non solo abbiamo completato i 5 saloni che ci eravamo prefissi alla partenza dall’Italia ma abbiamo anche completato alcuni bagni e due saloni in più, oltre a predisporre il lavoro per gli idraulici e a verniciare parte dell’esterno.
Questa spedizione, più di altre, mi sembra si sia caratterizzata per una massiccia partecipazione di giovani. Quanti erano, come hanno maturato questa scelta e come hanno vissuto quest’esperienza in terra africana?
Con il gruppo, quest’anno erano presenti 5 giovani alla prima esperienza in terra di missione e alla prima esperienza di cantiere. Dal mio punto di vista hanno vissuto questa esperienza con un ottimo spirito, lavorando bene nonostante per loro fosse a volte la prima esperienza con questo genere di lavori, lontano da casa, famiglia, amici, durante il periodo peggiore per quest’area geografica. Credo che a loro, come a tutti, sia rimasto nel cuore quest’angolo di mondo e non siano rimasti delusi da quanto hanno vissuto, dovranno però dimostrare che non è stato l’impulso di un momento ma che l’esperienza ha portato frutti.
Quindi al vostro arrivo avete trovato le  murature e il tetto quasi al completo; di quale parte dei lavori vi siete occupati?
Come previsto dagli ultimi sopralluoghi, non solo le murature e il tetto erano completati, la nostra richiesta era di avere pronti con pavimento (e quindi piastrellati) e controsoffitto almeno cinque locali. Il nostro compito sarebbe stato quello di preparare ed allacciare l’impianto elettrico, l’illuminazione interna ed esterna, imbiancare e decorare almeno questi cinque locali. Al nostro arrivo abbiamo trovato i lavori più avanti del previsto e quindi abbiamo completato tutte queste mansioni in tutti i locali terminati. Addirittura nell’ultima settimana di lavoro, grazie anche all’ottimo lavoro degli operai locali, abbiamo completato tutti i locali della struttura.
Qual’era una giornata tipo a Bor?
Ci si svegliava alle 6 del mattino, in modo da essere pronti per il “Toca Toca” (il pullmino) che ci veniva a prendere alle 6.45. Alle 7 inizio lavori in cantiere, la pausa per il pranzo dalle 12.30 alle 14.30, per evitare la calura del primo pomeriggio, poi ancora cantiere fino alle 17.30. Alle 18.30 celebravamo la S.Messa prima con Don Antonio, poi, dopo la sua partenza, con i padri missionari che risiedevano in Curia. Cena alle 20, poi tempo libero in cui si giocava a carte, si chiacchierava, si pensava ai lavori successivi e a casa; quando non era nuvoloso, si cercavano le stelle cadenti.
Vedo che la Messa trovava posto quotidianamente nonostante la durezza delle giornate...
La S. Messa giornaliera per me è stata sempre un momento per rendere grazie di quello che stavo vivendo, e per offrire le sofferenze di quel popolo e le nostre difficoltà al Signore. Credo che le mie esperienze nel Tterzo Mondo siano strettamente legate al mio rapporto con la fede.
Com’è stato l’incontro con la gente e com’è la situazione sociale?
Rispetto alle altre esperienze africane, questa missione è stata un pò più blanda come impatto: eravamo ospitati nei locali della Curia della Capitale, Bissau, e nell’adiacente seminario. Per la prima volta avevamo la doccia e i servizi con la fognatura, per esempio,  case con le zanzariere, ventilatori e corrente elettrica per buona parte della giornata. Ricordiamoci però che la Guinea Bissau è il sest’ultimo paese per PIL, e la sua unica fonte di esportazione sono gli anacardi. Appena fuori dalla città, la gente vive in baracche e capanne, si nutre di quello che coltiva e spesso, nel periodo delle piogge dove i fiumi sono in piena, deve fare kilometri per trovare un ponte o un guado per arrivare nel villaggio vicino. Abbiamo visitato dei mercati, anche in capitale: accanto alle bancarelle dove si vendono cellulari ci sono bancarelle con la carne esposta al sole e ricoperta di mosche. O peggio, le verdure esposte sotto la pioggia, di fianco ai cumuli di immondizia.
Qual è il ricordo più emozionante?
Come mi era già successo nel  secondo viaggio (in Cameroun ndr), l’emozione più grande è il primo passo sul suolo africano: ti senti “ritornato” anche se in quel posto non ci sei mai stato. A livello lavorativo, invece, vedere che le luci si sono accese anche grazie al mio lavoro.
Tornerai ancora in Africa?
A novembre del 2011, quando inaugureremo la struttura.
So che resta ancora una parte di lavoro da fare, soprattutto per rendere accogliente e attrezzata la struttura, se qualcuno volesse darvi una mano come può fare?
Al momento ci sono due lavori importantissimi da portare a termine: la realizzazione del pozzo e del serbatoio per l’impianto idraulico, necessario per rendere abitabile la struttura, e che richiede molte risorse finanziarie, e il completamento dell’impianto elettrico con i pannelli fotovoltaici che renderebbe un po’ più indipendente la struttura, infatti al momento l’impianto elettrico è gestito da due generatori diesel e la corrente pubblica è prevista in un futuro non troppo prossimo. Il nostro impegno, adesso che siamo tornati in Italia, è quello di cercare fondi per completare queste opere, quindi chi volesse contribuire non solo con donazioni ma anche con la promozione di questo progetto può contattarci all’indirizzo segreteria@a3m.it o il martedì sera al numero della segreteria dell’Associazione 392 5611856