150° Anniversario dell’Unità d’Italia L’Italia oltre i confini del mondo

Si sa però con certezza che lo spirito nazionalista era piuttosto sopito, per non dire quasi impalpabile, e che il Risorgimento era stato più che altro un’impresa di un gruppo di romantici patrioti d’ispirazione mazziniana e di una classe politica – quella di Cavour e del sopracitato re – che fu abile nel cogliere al volo le opportunità del momento.
Come meravigliarsi, quindi, se 150 anni dopo, l’interesse per questa ricorrenza è prossimo allo zero, se i nomi di Carlo Pisacane, di Giuseppe Garibaldi e dei fratelli Bandiera non sono più citati neanche nelle filastrocche e se anzi, una certa classe politica e dirigente si permette il lusso di porre questioni sulla scelta del Governo di istituire una giornata di festa nazionale, tirando in mezzo addirittura il P.i.l. o la crisi occupazionale.
Al di là di chi è nazionalista e di chi non lo è, di chi ama l’Italia e di chi la odia, di chi scende in piazza per celebrare la vittoria ai Mondiali di calcio ma non la nascita di uno Stato, sarebbe interessante riflettere solo un momento su quello che significa essere italiani. L’Italia, in questo senso, non nasce nel 1861, quando gli ultimi sospiri del moribondo impero austriaco e di quello spagnolo regalarono alla nostra penisola un’espressione politica e sociale, da affiancare a quella “geografica”, citata beffardamente dal barone Metternich al Congresso di Vienna.
L’Italia, o meglio l’italianità, è qualcosa che va oltre la storia e i suoi cambiamenti. È un legame sottile tra le epoche, un particolare che sfugge alle regole generali, forse uno sbaglio di natura. Per capire quello che l’Italia e gli italiani hanno fatto per il mondo non occorre parlare per l’ennesima volta dell’antica Roma, di Galilei, del Rinascimento o di Guglielmo Marconi. Basta guardare quello che siamo oggi, nonostante tutte le nostre macroscopiche imperfezioni. Spesso sbeffeggiati, ma sotto sotto ammirati dal resto del mondo. Perché? Per le nostre qualità, il nostro modo di vivere, la nostra gente, o anche semplicemente perché, tra una pizza e un caffè, uno scippo e una serenata, una tangentopoli e un bunga-bunga, siamo ancora qui, in piedi, col sorriso furbetto e il sole in faccia.  Allora, se proprio dobbiamo impegnarci a fare qualcosa, impegniamoci a rendere questa terra non più unita, non migliore, non più grande o più piccola. Rendiamola unica. Perché ogni volta osanniamo il miracolo spagnolo, lo stato sociale francese e il sogno americano, ma fin quando ci sarà una storia da raccontare e degli uomini che la racconteranno, chiunque saprà che in questo stivale di terra che si incunea nel Mediterraneo è nascosto un mistero straordinario e impenetrabile. E tutto il mondo si gira quando passano les italiens.

 

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