Incidenti stradali, una piaga della nostra società e un argomento sul quale tutti dovrebbero soffermarsi

Si leggono in quei piccoli giardini domestici che qualcuno ha costruito ai bordi della strada. Luoghi pubblici e privati insieme, che un dolore senza conforto ha voluto rubare all’anonimato. Sono le poesie, le storie, gli epitaffi, i ricordi lasciati dai familiari delle vittime della strada. Messaggi a volte abbandonati al loro destino, a volte coccolati fino all’esasperazione. E come tutti i messaggi percorrono la quotidianità, non tanto con lo scopo di dare sfogo a chi li ha scritti, ma per lasciare testimonianza di una vita, che si è perduta suo malgrado, nella violenza di un istante, che aveva in serbo tante cose da dare e da avere. Messaggi che sovente cogliamo anche noi che li leggiamo come comuni automobilisti. Qualcuno li ha scritti nella speranza che il dolore di una famiglia possa non diventare il dolore di altre. C’è chi muore per l’incoscienza di un altro automobilista o per quella di chi avrebbe potuto fare qualcosa per rendere più sicure strade e automobili, ma non l’ha fatto. C’è chi muore non per l’altrui, ma per la propria incoscienza, animata dai miti della trasgressione, dall’alcool e dalla droga. Una denuncia si alza forte, la denuncia di una giustizia inadatta a punire chi, alla guida di un’auto, non per disgrazia ma per propria colpa, ha tolto la vita ad altre persone, che per pura fatalità hanno incrociato la sua strada. Si tende sempre di più, per le lungaggini della giustizia, ad archiviare tali fatti come se il diritto a comprare automobili prevalesse sul diritto della vita; come se per lo Stato la perdita di migliaia di vite (ogni anno muoiono 9.000 persone, ci sono 200.000 feriti di cui 20.000 riportanti gravi handicap, soprattutto giovani) avesse un costo minore dell’imposizione di regole severe riguardanti auto e strade. Capita così che chi ha ucciso, a volte non paga nemmeno con il ritiro della patente e quando, dopo anni, si giunge a una sentenza, la condanna è estinta dal beneficio della condizionale. Per denunciare questo scempio che viene perpetrato ai danni della vita umana, ai familiari delle vittime non resta che ritornare ogni settimana sul luogo del delitto, per conservare la memoria e rinnovare i fiori sulla lapide. Sarà capitato a molti di noi di assistere a infrazioni del codice stradale, verificando che l’automobilista reo di tali infrazioni si infervorasse con chi gli faceva notare il suo torto, sarà capitato a molti di noi di essere quell’automobilista e tutto per arrivare dieci minuti prima, forse per nessun valido motivo perché così fan tutti, forse per provare l’ebbrezza della velocità di quella macchina così potente. Forse dovremmo tutti ripensare alla nostra qualità della vita, dove l’importante non è arrivare in tempo ma esserci.

“Le cose per le quali siamo disposti a morire sono anche le cose per le quali viviamo: ciò che dà un senso alla vita, lo dà anche alla morte”
Antoine De Saint-Exupery

 

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