Risoluzione dell’Ue, finalmente si fa luce sui crimini del comunismo in Slovenia, la sinistra tenta ancora di nascondere la verità

Il Parlamento europeo approva la proposta dell’eurodeputata Tomc (Ppe) per ricordare le vittime slovene del dopoguerra: un passo storico per la verità. Contrari i gruppi della sinistra e dei Verdi.

Romana Tomc (PPE)

Romana Tomc (PPE)

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che riconosce e condanna i crimini commessi dal regime comunista in Slovenia nel dopoguerra. L’iniziativa, presentata dall’eurodeputata Romana Tomc (Ppe), è stata votata il 10 luglio 2025 con 357 voti favorevoli, 266 contrari e 16 astensioni. Nonostante alcune critiche mosse dai gruppi di centrosinistra e Verdi, il testo rappresenta un importante riconoscimento istituzionale per migliaia di vittime rimaste per decenni nell’ombra della storia.

Una memoria negata per troppo tempo

La risoluzione pone al centro dell’attenzione le violenze commesse dopo la fine della Seconda guerra mondiale, in particolare le esecuzioni sommarie e le fosse comuni legate al regime comunista in Slovenia. Si tratta di episodi a lungo rimossi dalla memoria pubblica, spesso derubricati o ignorati nei dibattiti ufficiali. Il Parlamento europeo invita ora a riconoscere e onorare queste vittime al pari di quelle dei regimi fascista e nazista, sottolineando l’importanza di preservare una memoria imparziale e onesta su tutti i totalitarismi del Novecento.

L’impegno di Romana Tomc e il sostegno del Ppe

Romana Tomc, eurodeputata del partito Sds guidato da Janez Janša, ha portato avanti questa battaglia con determinazione: «È nostro dovere fare luce sulle vittime innocenti del regime comunista, molte delle quali sono ancora sepolte in fosse comuni anonime, senza che le famiglie abbiano potuto piangerle e onorarle». Il suo intervento ha ottenuto l’appoggio convinto del Partito popolare europeo, che ha definito la risoluzione un «atto di verità e giustizia storica».

Tre richieste chiare alla Slovenia

La risoluzione contiene tre elementi fondamentali:

  • ripristinare la Giornata nazionale per le vittime del comunismo, abolita nel 2022 dal governo di centrosinistra guidato da Robert Golob;
  • garantire un’adeguata identificazione e sepoltura delle vittime, in particolare quelle sepolte nelle oltre 700 fosse comuni oggi documentate;
  • promuovere l’accesso agli archivi e ai documenti ex jugoslavi per facilitare l’attività degli storici e delle famiglie in cerca di verità.

Le critiche delle opposizioni progressiste

Diversi eurodeputati del centrosinistra e dei Verdi hanno contestato la risoluzione, accusandola di essere strumentale e politicamente motivata. Tra i più critici Matjaž Nemec, che ha definito il testo «revisionista e divisivo». Tuttavia, la maggioranza dei deputati ha respinto queste accuse, ritenendo legittimo e necessario riconoscere la gravità dei crimini commessi anche in ambito comunista, nel rispetto di tutte le vittime.

Un nuovo sguardo sulla storia europea

Il testo approvato condanna ogni forma di negazionismo, banalizzazione o glorificazione dei crimini dei regimi totalitari. Ricorda inoltre che il rispetto della memoria delle vittime è una delle basi della riconciliazione europea. L’obiettivo non è creare nuove divisioni, ma ristabilire verità storica e giustizia per chi è stato per troppo tempo ignorato.

L’Europa chiede giustizia per le vittime e verità per le famiglie

Infine, la risoluzione richiama le autorità slovene ad attivarsi concretamente per garantire sepolture degne, mappatura delle fosse comuni e piena trasparenza. Un’azione che rappresenta un dovere morale verso i cittadini sloveni e verso l’Europa tutta, che costruisce la propria identità sul rifiuto dei totalitarismi e sulla tutela della dignità umana.

Giulio Carnevale