Come vive il Natale chi non è cristiano? Tre testimonianze per approfondire il tema

Ce ne parlano due famiglie, una musulmana e l’altra mista, e un giovane islamico

 

Natale, cosa rappresenta per i non cristiani? Mancano oramai pochi giorni all’attesissimo Santo Natale. Si può dire che tutte quelle sensazioni, tra le quali l’attesa, la felicità e la curiosità per i regali che si troveranno sotto l’albero, ma soprattutto il sorriso dei bambini, pronti a spedire letterine fin in capo al mondo, pur di ricevere la bambola o il robot più in voga e più gettonato, siano oramai nell’aria. Il Natale, alle porte, inizia a essere percepibile dappertutto. I Jingle Bells e le altre melodie natalizie sono presenti tutto il giorno alla tv o alla radio, ma soprattutto le luminarie per le strade, i negozi addobbati e pieni di clienti indaffarati ad accaparrarsi oggetti più o meno utili, la televisione, che da settimane ha iniziato a dispensare consigli sul cenone della Vigilia o del pranzo di Natale, a come stare attenti alle calorie dei dolci e al torrone, si affanna come ogni anno a riproporci la oramai immancabile sfida tra il panettone e il pandoro. Insomma è Natale. Ma avete mai pensato a come vivono tutto questo quelle persone che vedono il 25 dicembre un giorno come gli altri giorni dell’anno, con la differenza che sul calendario è segnato di rosso? 7giorni lo ha chiesto ad alcuni cittadini, italiani, o di origine straniera, figli di immigrati, o immigrati extracomunitari presenti sul nostro territorio da pochi anni, appartenenti a religioni diverse, che hanno scelto l’Italia come loro nuova patria o comunque come il Paese dove fare nascere, crescere i loro figli e cercare per essi una vita migliore, spesso abbandonando le loro amate terre, a causa di guerre e povertà.
Amin e Samira sono una coppia tunisina, residente a San Giuliano Milanese da circa 19 anni; hanno due figli maschi, Radwan e Karim. Del Natale, i coniugi ci raccontano: «Non lo festeggiamo, ma rispettiamo le vostre feste, la vostra religione. All’inizio, quando siamo arrivati qua, quando suonava il prete per la benedizione, ci spaventavamo, non capivamo cosa voleva dalla nostra casa; poi, la mia vicina mi ha spiegato il significato della benedizione, e da allora devo dire che mi fa piacere riceverlo ogni anno anche a casa mia» spiega Samira, che continua: «anche se siamo musulmani praticanti, rispettiamo il paese che ci ha accolto; pensi che un paio di anni fa, offrii il tè alla menta e i nostri dolci tipici al Parroco. È stato un bel momento». Amir ci dice: «Al lavoro, in officina, porto sempre un regalino ai miei colleghi, e anche loro si ricordano di me; poi, festeggiamo tutti, con panettone e spumante, che io naturalmente sostituisco con succhi di frutta o altro».
Mamdouh, 23 anni, figlio di immigrati egiziani, residente a San Giuliano Milanese, è arrivato in Italia quando aveva 3 anni. «Io non ho mai festeggiato il Natale, non mi piace nemmeno, la trovo una festa troppo consumistica, frenetica; dovrebbe essere un momento di riflessione e solidarietà. Quando ero piccolo, ho desiderato tanto essere come gli altri miei compagni, soprattutto a scuola, quando si preparavano le recite,  o quando la maestra ci faceva scrivere la letterina a Babbo Natale, che io scrivevo… ma mi sa che le mie non gli arrivavano» scherza Mamdouh, «mi sa che Babbo Natale le mie non le ha mai lette, poiché non ho mai ricevuto niente». Il giovane continua: «Le strade tutte illuminate, il parlare tutto il giorno del Natale, indubbiamente mi facevano sentire un po’ fuori dal gruppo, e spesso mi sentivo triste. I miei genitori a casa non festeggiavano il Natale, ma ho il ricordo di mia madre che portava sempre un regalino alla portinaia e alla vicina di casa, e comunque, fino a quando ero piccolo, i miei, un regalo lo facevano pure a me, ma non dicevano che era stato Santa Claus, ma che erano stati loro, togliendomi in questo modo la vera magia del Natale, perlomeno per un bambino».
Sami e Katia con i loro figli Ayman e Samuel, lui marocchino e lei italiana, sposati da 16 anni e residenti a Milano, in zona Corvetto, ci hanno raccontato: «A casa nostra si festeggia “anche” il Natale; siamo una coppia mista e, quindi, cerchiamo di non fare predominare una religione o una cultura più dell’altra, anche se i nostri figli sono musulmani». «Non so se facciamo bene, se creiamo in loro confusione; a noi, va bene così, intanto, abbiamo l’albero di Natale addobbato in salotto ogni anno, e sia la Vigilia, sia il pranzo di Natale lo passiamo in famiglia, con i parenti italiani di mia moglie, a mangiare e a scartare regali, sempre molto graditi» precisa Sami. «A me piace il Natale, soprattutto, il suo significato più profondo, l’importanza della famiglia, l’accoglienza e poi, si può dire che anche Gesù era un immigrato come noi» conclude.

Rania Ibrahim

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