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Fermata solo in parte l’onda nera

PETROLIO?NEL?LAMBRO* Podestà: “ Ci vorranno dieci anni per rimediare al disastro”

Un disastro ambientale dalla portata catastrofica. È ormai noto quali problematiche abbia causato, all’habitat fluviale e marino il riversamento dei 600mila litri di petrolio nelle acque del Lambro poi confluite nel Po.

Intorno alle prime ore del mattino di martedì 23 febbraio, ignoti inquinatori, che a quanto pare conoscevano molto bene l’impianto, hanno aperto i collettori che collegavano le cisterne del deposito dell’ex raffineria Lombarda Petroli a Villasanta (Monza), provocando così una smisurata e deleteria fuoriuscita di idrocarburi, in parte finita poi nel fiume Lambro. Purtroppo nessuno è riuscito a intervenire efficacemente; né gli uomini della protezione civile né gli altri Corpi operativi sono stati in grado di fermare l’inesorabile corso del petrolio, che in pochi giorni ha raggiunto prima il Po e poi l’Adriatico, seppur in maniera diluita e sfiancata dall’azione di contenimento delle unità operative.  Questo “fiume” di oli e nafta ha contaminato irrimediabilmente il territorio lambito dal Lambro, mettendo in serio pericolo la flora e la fauna locale. «Abbiamo effettuato un lavoro immediato di coordinamento insieme ad alcune associazioni animaliste per recuperare la fauna in pericolo – afferma il Garante per la Tutela degli Animali, Gianluca Comazzi – I volontari della Lipu e le guardie ecozoofile dell’Oipa sono sul campo per salvare gli animali». Ma a farne le spese è anche l’agricoltura. «Il disastro che ha colpito proprio il territorio delle nostre tre province Monza, Milano e Lodi è senza precedenti – dichiara Mario Vigo, Presidente della Confagricoltura di Milano e Lodi –. Ciò che più ci preoccupa è il rischio che i danni di un tale disastro possano essere pagati a lungo dagli agricoltori, anche nei prossimi anni».
L’assessore al Territorio e all’ Urbanista della Regione Lombardia, Davide Boni, ha dichiarato: «Oltre a salvaguardare l’ambiente, è importante individuare i responsabili di un atto così sconsiderato. La Regione non esclude di costituirsi parte civile contro gli autori del danno». Sulla stessa linea di pensiero il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà che, durante un sopralluogo, ha avvertito che: «Se risulterà che alla base del disastro c’è un tentativo di speculazione edilizia, chiederemo che i terreni in questione vengano sottoposti a vincolo». Un po’ più duro il commento di Massimo Gatti, consigliere Provinciale della lista civica Un’Altra Provincia-Prc-Pdci, che condanna le istituzioni per non aver investito dei fondi per la tutela delle acque dei fiumi. «Molti amministratori locali – spiega  Gatti – si sono impegnati a fondo ma Regione Lombardia, che ha le competenze principali, e Provincia di Milano (purtroppo anche nella fase a guida PD) hanno fatto poco, impegnandosi, invece, nelle devastazioni autostradali, nelle cementificazioni e negli sprechi dell’Expo. Invitiamo inoltre il Presidente della Provincia di Milano – continua l’ex sindaco di Paullo – a venire immediatamente in Consiglio a ufficializzare la proposta annunciata sui giornali di un “vincolo perenne” sulle aree toccate da questo vero e proprio attentato terroristico contro la popolazione e l’ambiente».
Secondo Sergio Facchini, candidato alla Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra, tutto è semplicemente riconducibile a questioni monetarie. «Questo è il modello di sviluppo della modernità: “riqualificazione” delle aree con guadagno spropositato per gli acquirenti in relazione al progetto, comuni bramosi di introitare gli oneri di urbanizzazione, livello di attenzione basso su ogni vincolo (specialmente se ambientale) e poi si piange a disastro avvenuto, certi che, in un modo o nell’altro, nessun responsabile paga mai tutto il conto dovuto, complice una giustizia lenta e inadeguata», conclude Facchini. Nel frattempo  c’è chi si sta adoperando per risolvere il problema riportando altresì “buone” notizie del “fronte”. «Le verifiche effettuate dai nostri operatori – illustra l’assessore regionale alla Protezione Civile Stefano Maullu, – confermano che la situazione è in netto miglioramento e che gli argini dei fiumi potranno essere ripuliti in tempi brevissimi, tali da permettere le operazioni di bonifica».
 Maurizio Zanoni

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