La mostra del peschierese Ermanno Lughi, “artista per caso”: cominciò a disegnare negli anni Settanta, con carta, penna e evidenziatori

Una singolare esposizione a Milano, in via Monte Cimone
Grafie fiabesche. Sabato 15 ottobre presso il circolo culturale “Il dibattito” di via Monte Cimone a Milano è stata inaugurata la prima mostra di Ermanno Lughi. Un cittadino di Peschiera Borromeo appassionato di musica e matite.

Negli anni Settanta Lughi inizia, per ingannare il tempo, a tracciare “scarabocchi” su carta, disegni dentro disegni. Quei fitti ghirigori realizzati a penna nera o blu su qualsiasi supporto di carta gli capiti di avere sotto mano si trasformano in girotondi. Paesaggi, finestre, mensole, caffettiere, trulli e costruzioni dal sapore orientaleggiante sono i soggetti che l’artista  ritrae quasi in maniera inconscia. «Quando inizio non so mai che cosa andrò a comporre. Parto da un punto. Da lì inizia il mio lavoro, ma non so mai a priori che cosa uscirà fuori» spiega Lughi. Negli ultimi anni il suo tratto è cambiato. Se i primi lavori sono caratterizzati da una linea nera calcata, quelli più recenti si distinguono per i tratteggi delicati e i colori tenui dei pastelli. Solo ogni tanto per conferire maggiore luminosità ai suoi disegni, Lughi azzarda piccole vivaci pennellate di evidenziatore. «Negli anni le mie grafie sono cambiate. Ora utilizzo di più le matite. A volte capita che faccia una fotocopia dei miei originali e mi diverta a colorarle. Così posso sperimentare e valutarne l’effetto finale. Se mi convince vado a riprodurlo sul disegno iniziale». Cartoline del cui valore lo stesso Lughi ha dubitato. «Non ho mai esposto una collezione intera  – spiega il cittadino di Peschiera Borromeo – perché mi vergognavo. Trovavo i miei girotondi infantili. In verità disegno perché mi rilasso, come quando suono la chitarra». Del fatto che le sue composizioni grafiche piacessero, l’artista se ne deve essere reso conto qualche anno fa. Quando aveva scoperto che alcuni signori delle pulizie e colleghi recuperavano dai cestini i fogli di carta – che il poliedrico Lughi aveva disegnato e poi subito gettato – e se ne servivano per arredare gli armadietti, se non addirittura alcuni angoli di casa. Tra le opere esposte, una serie di orologi che sono stati i mezzi con cui ha insegnato ai suoi figli, quando erano piccoli, a leggere lo spartito e le ore, cartoline che ha dedicato a persone incontrate per caso su mezzi di trasporto e un omaggio al cantautore Fabrizio De Andrè.

Per informazioni: http://home.teletu.it/virtus/

Alessandra Moscheri

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