L'Italia messa all'angolo, c'è chi pensa a gettare la spugna

Morale sotto ai piedi, perché ce ne rendiamo conto ogni giorno, sulla nostra pelle: va sempre peggio. Checché se ne parli da tempo immemore, l'Italia bersagliata da debiti e passivi sta seriamente andando al tappeto. Gli ultimi colpi, inflitti a una nazione sfiancata, presagiscono un sonoro k.o.

Morale sotto ai piedi, perché ce ne rendiamo conto ogni giorno, sulla nostra pelle: va sempre peggio. Checché se ne parli da tempo immemore, l'Italia bersagliata da debiti e passivi sta seriamente andando al tappeto. Gli ultimi colpi, inflitti a una nazione sfiancata, presagiscono un sonoro k.o.

Nei portafogli di molti, infatti, si contano esclusivamente monetine e l'Istat ne dà l'infausta controprova: il tasso di disoccupazione ha superato la soglia del 12%, raggiungendo il picco più alto degli ultimi 36 anni. E per la fascia giovanile tra i 15 e 24 anni la situazione, anch'essa da record negativo, assume contorni drammatici: il 41,9% non riesce a trovare lavoro. Che disastro!

La popolazione più aitante, dunque, che dovrebbe essere il traino del futuro, viene esclusa a prescindere dai giochi e costretta ad albergare assieme ai genitori, ultima e unica fonte di sostegno. Avviliti al mantenimento famigliare, in stato depressivo, i giovani non si schiodano di casa, carenti di una qualsivoglia offerta di impiego. Altro che "bamboccioni"! Le storiche invettive di Tommaso Padoa-Schioppa, riprese in un secondo momento da Renato Brunetta, beh le rimandiamo al mittente.

In questa catastrofe senza più capo né coda, ben poco valore conserva il primo articolo della Costituzione: il nostro amato e al contempo odiato Paese ha perduto indubbiamente la sua vocazione, non è più fondato sul lavoro. E nemmeno incentrato sulla casa, come in passato: il mercato immobiliare è crollato, con numeri che resuscitano gli archivi impolverati del 1985. Al contrario, l'Italia può ritenersi ostaggio di istituti bancari, veri manovratori opportunistici dell'economia. Gli stessi che chiudono i rubinetti alle imprese e che quindi le destinano a fine certa. Delle banche diffidate a oltranza, il conto tanto è sempre in rosso!

Appurata così la ristrettezza, chiunque prova almeno una volta la carta del risparmio, talvolta scevro dalla qualità. Capita, perciò, di affidarsi a prodotti di origine straniera, per lo più cinese, che con cifre stracciate ammaliano ignari consumatori, la cui convenienza di sovente nasconde produzioni con sostanze nocive per la salute. In aggiunta, i retroscena occultano una dimensione compromessa da illegalità, sfruttamento del lavoro, mancanza di norme e sicurezza. Solo così si tagliano i costi, ma a che prezzo?

Nessuno è indenne, le conseguenze della crisi economica assestano fendenti che fanno male. E qualcuno, purtroppo, messo all'angolo, pensa a gettare la spugna.

Maurizio Zanoni

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